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POLITICA
19 febbraio 2011
Francia o Spagna… basta che se magna!

Può servire ricordare che siamo un popolo appartenente ad una stessa nazione, ad una stessa patria, con un passato ed un futuro condivisibili? Io credo che sia tutto relativo e bisogna tenere distinti i diversi registri di analisi e valutazione.

Più si avvicina la data del 17 marzo e più il dibattito e, (forse più) le polemiche si fanno stringenti. I festeggiamenti per il centenario dell’unità d’Italia me li ricordo bene: troppo vicini a quel tempo gli echi della guerra e le conseguenze del ventennio fascista, ma si stava uscendo da un tunnel e bisognava necessariamente mantenere un minimo di compattezza, dal momento che i problemi erano tanti anche se diversi da quelli di oggi, non fosse altro per i protagonisti storici del tempo.

Oggi viene messa perfino in discussione la necessità di festeggiare la ricorrenza dell’unità d’Italia con la giustificazione  che ci sono altri problemi sul tappeto e con la scusante che questa “unità” non è stata tanto bene  costruita ed accolta.

Un minimo di verità lo possiamo benissimo cogliere in entrambi gli argomenti, ma non possiamo ammettere che coloro i quali vogliono confutare i contestatori del Risorgimento lo facciano con argomenti in disuso, tali e quali a quelli che furono usati per imporre con la forza l’ ”annessione” ai Savoia di tutto il resto d’Italia. Si, sarebbe proprio il caso di parlare chiaro e chiamare le cose con il loro nome. Perché la lotta risorgimentale si ridusse ad una campagna di conquista dell’esercito piemontese nei confronti delle popolazioni meridionali; popolazioni necessarie a fornire mano d’opera a basso costo per le industrie del nord e con tanto di occupazioni militari, spietate repressioni verso contadini inermi e leggi capestro per evitare ogni cambiamento reale.

E’ apprezzabile lo sforzo di Roberto Benigni e di altri di contestare ogni pregiudizio della Lega Nord  e delle loro becere proposte razziste, ma non lo si può fare con i soliti argomenti propagandistici che fanno affidamento su un nazionalismo superato. Le popolazioni, sia del nord che del sud, hanno a cuore più le loro condizioni materiali di sopravvivenza piuttosto che la retorica  sciovinista sullo Stato e la Nazione; superare la crisi facendola pagare ai signorotti che approfittarono del Risorgimento per aumentare i loro profitti e garantire il normale esercizio dello stato di diritto sono i punti essenziali per consolidare le basi di una società; diversamente un popolo non può fare altro che affidare i propri destini e le proprie possibilità di sopravvivenza a primo capopopolo che si affaccerà sulla scena, da qualsiasi parte provenga.


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permalink | inviato da Enzo49 il 19/2/2011 alle 16:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
POLITICA
12 novembre 2010
Il troppo stroppia

Ho visto la prima puntata del programma di Fazio ed ho potuto apprezzare la novità di un  tentativo originale di fare  qualcosa di diverso  nel panorama desolante  delle televisioni berlusconizzate.

Avevo trovato la performance di Vendola idonea a rendere l’idea di quanto oggi quel tipo di razzismo sia radicato in certi settori di società; i monologhi di Saviano utili a rinfrescare la memoria su tanti oscuri episodi della nostra storia, anche se  la trovata del tricolore e delle esaltazioni  risorgimentali un pò  retorica. Senza parlare dell’esibizione di Benigni, sempre in grado di garantire divertimento  di buon livello.

Ma le notizie di oggi  secondo cui Fazio starebbe organizzando la puntata di lunedì con l’invito a Fini e Bersani, i quali dovrebbero discutere dei valori della destra e della sinistra, mi lasciano molto perplesso e preoccupato.

Non è passata qualche settimana da quando il conduttore di “Che tempo fa” ha usato il programma per dare libero sfogo alle argomentazioni di Marchionne senza dare la possibilità ai lavoratori della Fiat di intervenire e controbattere. Una pagina nera per una trasmissione di buona fattura, tale da non disgustarmi a tal punto da cambiare canale nel momento della sua messa in onda.

La scelta  di Fazio e del produttori del programma “Vieni via con me” è palesamene politica e  partigiana:  purtroppo serve anche a dare spago a  tutti coloro che  hanno boicottato il programma  e che avrebbero preferito cestinarlo fin dal primo momento. Mettere in primo piano  i maggiori rappresentanti delle forze politiche che oggi tentano di dare la spallata finale al Cavaliere, a parte la faziosità  della valutazione, è anche un tentativo di presentare i due personaggi come le uniche alternative,  a destra e a sinistra, al governo Berlusconi. Il che non è vero se pensiamo a soluzioni post-berlusconi che possano rappresentare alternative credibili e di reale cambiamento.


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