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POLITICA
9 febbraio 2011
Processo breve

 

E’ molto singolare che nel momento i cui un governo decide di dare un’accelerata ad un progetto di legge qualificante per i propri obbiettivi a medio o lungo termine, qualche giorno dopo arrivi la smentita di fatto di tutto quello che con l’aiuto di giornali e tv,  si è  cercato di rendere credibile.  

Il progetto di legge per il quale il governo negli ultimi giorni aveva speso ampi margini della propria credibilità è quello del cosidetto “Processo breve”: un escamotage procedurale per arrivare quanto prima alla chiusura e archiviazione di migliaia di processi, tra i quali alcuni che interessano ben noti personaggi politici e non. La giustificazione più accattivante, per gli ingenui, era quella che un processo non poteva durare decenni, quindi bisognava trovare un rimedio ponendo dei limiti temporali alla durata di tutte le fasi procedurali  di ogni procedimento penale. Come se la ricerca della verità processuale (questo è lo scopo di ogni processo)  avesse una scadenza oltre la quale questa verrebbe fuori automaticamente a causa dell’inerzia dei magistrati.

Ma lasciamo perdere le sciocchezze  e notiamo come l’assunto giustificativo di tali iniziative viene smentito dopo pochi giorni, anzi poche ore, con la presa di posizione del cosiddetto Popolo delle libertà davanti alla richiesta del Pubblico Ministero di Milano di giudizio immediato per Berlusconi in relazione ai procedimento che lo vede imputato di concussione e sfruttamento della prostituzione per le note vicende legate al caso “Ruby”.  Apriti cielo! Si parla di attentato alla costituzione, atti di persecuzione, vessazioni giudiziarie!  Dov’è lo scandalo? I Pubblici Ministeri di Milano ancora non hanno emesso alcuna sentenza di condanna, né  sono abilitati a farlo dal momento che le sentenze definitive sono emesse dai giudici del Tribunale, poi eventualmente da quelli della Corte di Appello e, in ultima istanza, dalla Corte di Cassazione.

La Procura milanese ha solo  richiesto il giudizio immediato per Berlusconi, cioè solo la possibilità di saltare una fase del procedimento (quella dell’udienza preliminare), ritenendo evidenti le prove raccolte  per essere giudicato non davanti al proprio ufficio, ma davanti  ad un Tribunale. E’ stato solo adottato uno strumento legale per definire con più celerità un processo, cosa che si fa quotidianamente in ogni ufficio giudiziario della Repubblica,  e  abbreviare l’iter processuale. Mettere in pratica il processo breve quindi!



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POLITICA
12 novembre 2010
Il troppo stroppia

Ho visto la prima puntata del programma di Fazio ed ho potuto apprezzare la novità di un  tentativo originale di fare  qualcosa di diverso  nel panorama desolante  delle televisioni berlusconizzate.

Avevo trovato la performance di Vendola idonea a rendere l’idea di quanto oggi quel tipo di razzismo sia radicato in certi settori di società; i monologhi di Saviano utili a rinfrescare la memoria su tanti oscuri episodi della nostra storia, anche se  la trovata del tricolore e delle esaltazioni  risorgimentali un pò  retorica. Senza parlare dell’esibizione di Benigni, sempre in grado di garantire divertimento  di buon livello.

Ma le notizie di oggi  secondo cui Fazio starebbe organizzando la puntata di lunedì con l’invito a Fini e Bersani, i quali dovrebbero discutere dei valori della destra e della sinistra, mi lasciano molto perplesso e preoccupato.

Non è passata qualche settimana da quando il conduttore di “Che tempo fa” ha usato il programma per dare libero sfogo alle argomentazioni di Marchionne senza dare la possibilità ai lavoratori della Fiat di intervenire e controbattere. Una pagina nera per una trasmissione di buona fattura, tale da non disgustarmi a tal punto da cambiare canale nel momento della sua messa in onda.

La scelta  di Fazio e del produttori del programma “Vieni via con me” è palesamene politica e  partigiana:  purtroppo serve anche a dare spago a  tutti coloro che  hanno boicottato il programma  e che avrebbero preferito cestinarlo fin dal primo momento. Mettere in primo piano  i maggiori rappresentanti delle forze politiche che oggi tentano di dare la spallata finale al Cavaliere, a parte la faziosità  della valutazione, è anche un tentativo di presentare i due personaggi come le uniche alternative,  a destra e a sinistra, al governo Berlusconi. Il che non è vero se pensiamo a soluzioni post-berlusconi che possano rappresentare alternative credibili e di reale cambiamento.


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POLITICA
7 novembre 2010
Paradossi della storia

Troppo facile nel paese dei nani apparire dei giganti. Naturalmente la metafora riguarda il presidente del Senato Gianfranco Fini, che sicuramente, in occasione dell ‘assemblea costitutiva del nuovo  partito, ha saputo fare un  discorso di alto spessore morale e politico. Sicuramente non va dimenticato chi è stato e chi è Fini, ma in questo momento storico  mi viene naturale dargli atto di un alto senso dello Stato e della morale, personale e politica, così vilipesa e bistrattata dai vari personaggi che occupano i posti di governo più importanti. Siamo proprio “con le pezze al culo”, come si dice dalle mie parti, se per sentire delle parole franche e convincenti sul momento politico che stiamo attraversando bisogna porgere l’orecchio a destra.

E non è un caso che la voce del presidente della Camera che denuncia lo stato di degrado del nostro paese,  sia la voce di un uomo politico nato e cresciuto nella  tanto bistrattata prima repubblica, che aveva avuto le sue pecche, ma non era mai arrivata alle bassezze di oggi e gli uomini che la rappresentavano avevano un senso dello Stato e della morale, pubblica e privata, che noi tutti oggi rimpiangiamo, ferme restando naturalmente le differenze  politiche di cultura, di programmi  e di valori. E’ un confronto che è stato fatto anche da Fini, ma la differenza è sotto gli occhi di tutti. Le barzellette  di Berlusconi e le canagliate della Lega a quei tempi avrebbero avuto poco spazio e sarebbero certamente state trattate come normale spazzatura.

E non è  ancora un caso, credo che Fini abbia, in un passo del suo discorso, messo in guardia tutto lo schieramento politico (credo anche quello di  sinistra) dal banalizzare il problema dei comunisti, smettendola con il criminalizzarli e ponendo l’attenzione alla complessità di quel mondo.  Sottolineature che fanno riflettere sul fatto che queste attenzioni oggi difficilmente trovano eco in certi ambienti ritenuti progressisti.

Al di là quindi della iniziale battuta sulla situazione nel paese dei nani, mi sembra proprio un paradosso della storia che le svolte determinanti per il futuro più roseo di un paese possano venire non da chi si presume debba fare opposizione ferrea, ma da chi si trova  nella parte opposta dello schieramento politico. Comunque, questa è la politica, prendiamone atto e,  machiavellisticamente,  cerchiamo di sfruttare tutto ciò che di utile può venirne fuori.


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SOCIETA'
30 ottobre 2010
vite parallele

«Sil… fu allevato in una maniera non ricca.
Ancora giovane abitava in una casa non sua, cosa che gli venne rinfacciata quando parve che la fortuna lo avesse aiutato più del giusto. Vivendo fastosamente e menandone vanto si racconta che un uomo probo e dabbene gli dicesse «Come puoi tu darti vanto di essere un uomo onesto se non avendo ereditato un soldo da tuo padre , possiedi tante ricchezze?»
Allora non si viveva già più in grande rettitudine  e con purezza di costumi; si tendeva alla depravazione e si desideravano lusso e ricchezze. Tuttavia erano tenuti in eguale dispregio sia coloro che dilapidavano cospicue ricchezze sia quelli che non conservavano la povertà dei loro antenati.


L’aspetto generale della sua persona fu quale risulta dalle statue.
Per capire quale fosse l’indole dell’uomo si dice che, quando era giovane e non si era acquistata rinomanza, se la faceva coi mimi e coi buffoni e insieme ad essi si dava ad ogni sorta di crapula; e quando poi divenne padrone di tutti, adunava in casa sua tra la gente di teatro i più impudenti e corrotti e, bevendo e trincando, gareggiava con loro nel raccontare le storielle più sporche: abitudine non degna della sua età matura e più ancora del suo pubblico ufficio che lo portava a trascurare molti affari dai quali era richiesta premura e ponderazione. Infatti quando banchettava nessuno poteva ardire di parlargli di affari. Di solito era un uomo attivo…ma appena sedeva a tavola tra i commensali di quella fatta,
diveniva calmo, piacevole con gli istrioni, i cantanti e i saltimbanchi, facendosi con essi arrendevole e disposto a subire ogni familiarità.
La sua inclinazione ai piaceri amorosi pare contribuisse alle abitudini lascive; perché si lasciava dominare dalla voluttà e non sapeva frenarsi neppure da vecchio.

Sil… pensando che la rinomanza acquistatasi fosse sufficiente per ottenere anche uffici politici si presentò candidato ….piegando una parte del popolo con lusinghe e l’altra anche con la corruzione. Ottenuta la carica, in uno scatto d’ira, rivolgendosi a C. lo minacciò di fare uso contro di lui della propria autorità; ma C., mettendosi a ridere aveva risposto: «Hai proprio ragione di credere che codesta autorità è tua. La hai perché te la sei comprata» .


Sil…non solo udiva con piacere che lo si giudicasse favorito dalla fortuna, ma cooperava ad esagerare la portata delle proprie imprese, per far credere di essere assistito dal favore divino, e le riferiva egli stesso alla fortuna, o per vanagloria o perché si credeva davvero protetto da quella divinità. Infatti egli stesso scrisse che quelle azioni non deliberate in antecedenza ma tentate all’improvviso gli erano riuscite meglio di quelle che aveva ben ponderato. Gli indovini dissero che un uomo coraggioso e di singolare bellezza, messo al comando, calmerebbe tutte le turbolenze da cui era sommossa la città. Sil .. asserisce che quest’uomo era appunto lui, poiché quanto all’aspetto i capelli … gli conferivano una particolare bellezza, né si vergognava di confessare il suo valore dopo imprese così belle e grandi.

Molto pretendeva, ma molto dava; onorava ed offendeva senza ragione; accarezzava coloro di cui aveva bisogno ed era scortese con quelli che avevano bisogno di lui: sicché male si indovinava se per natura fosse dispregiatore o lusingatore. Si potrebbe dedurre che egli era iracondo e vendicativo e cercasse di mitigare queste sue inclinazioni quando ciò poteva tornare a suo vantaggio; perché stabiliva pene severissime e severi supplizi per lievi colpe e lasciava correre tranquillamente le più gravi scelleratezze…


Dichiarò la propria impunità per tutti gli atti del suo passato…
nel distribuire i beni si comportava da padrone assoluto , come giudice unico del tribunale: ciò che rendeva  i suoi doni ben più offensivi delle stesse usurpazioni. Largiva alle donne belle , agli istrioni e ai liberti più scellerati i beni pubblici ed i tributi delle città….»

 

 


 Il testo è tratto fedelmente da "Le vite parallele dei Greci e dei Romani" di Plutarco. "Vita di Silla"  (traduzione di Almerico. Ribera Edizioni Casini Roma 1960).



E’ proprio vero che spesso la storia si ripete sotto forma di farsa; l’importante è che non finisca in tragedia. Ma quello dipende anche da noi!


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permalink | inviato da Enzo49 il 30/10/2010 alle 13:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
POLITICA
12 settembre 2010
Dai nemici mi guardo io....

Credo che se Berlusconi avesse proposto a Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto di candidarsi con le proprie liste nelle probabili prossime elezioni politiche, la cosa avrebbe suscitato meno scandalo di quanto ne ha suscitato, all’interno del PD la notizia (pare  falsa) di un possibile accordo dei predetti con Bersami.

Sicuramente il Cavaliere & c. avrebbero trovato le motivazioni e le parole giuste per  giustificare la scelta alla luce di quanto sta succedendo dalle loro parti, motivati come sono a trovare il massimo di sostegno  per restare sulla cresta dell’onda.

Invece quello che poteva realisticamente succedere in casa Berlusconi è successo in casa PD,  i settori più “moderati” del partito, in primis  Veltroni uno dei massimi responsabili delle sconfitte patite dal quel partito, sono andati su tutte le furie, timorosi di  perdere, in una competizione elettorale a fianco dei comunisti Ferrero e Diliberto, quello che ancora non hanno, cioè il favore di ambienti moderati che non sappiamo quanto interessati a farsi rappresentare dal partito di Bersani (e del Corriere della Sera ?).

Devo  riconoscere che la reazione dei diretti interessati è stata sufficientemente furibonda,  senza arrivare alla querela per diffamazione. Ma resta il problema di fondo:  è possibile, alla luce di quanto vediamo ogni giorno, continuare a stare appresso ad un partito e personaggi poco interessati ad un reale cambiamento della situazione?  Non è il caso di proporre un taglio netto con forze politiche che non disdegnano l’uso del linciaggio mediatico (alla Feltri, per intenderci)  per farsi strada.

Sicuramente, se ci dovessero essere le elezioni politiche, si porrà un problema di alleanze, ma queste vanno proposte alla luce del sole e con chi è realmente intenzionato a mettere da parte il berlusconismo a vantaggio dei cittadini e dei lavoratori.

POLITICA
30 luglio 2010
divorzio all'italiana

Si stiamo abituando a ritenere la politica  italiana come un festival delle ovvietà che per magia diventano fatti sensazionali che sconvolgono  pronostici e modi di pensare. Naturalmente quando parlo di magia mi riferisco a tutte quelle pratiche  di fattucchiere o imbonitori che servono ad incantare tanti e tanti creduloni e sprovveduti.

Per venire al dunque,  stiamo assistendo alla glorificazione di un personaggio che pare abbia messo in crisi  il governo di Berlusconi, presentandosi all’opinione pubblica come il salvatore della patria, colui che al di sopra degli interessi personali mette la legalità  e  i diritti dei cittadini.  I Presidente della Camera Gianfranco Fini pare si sia stancato di stare a ruota di Berlusconi e Bossi e stia decidendo di giocare in proprio le proprie carte contando su aiuti interni ed esterni al proprio gruppo in grado di garantirgli quello che il Cavaliere non poteva o non voleva assicurargli.

Se è comprensibile l’euforia provocata negli ambienti  moderati non berlusconizzati del centro destra, non vedo come ci si possa  deliziare di questi giochetti negli ambienti più illuminati e progressisti del cosiddetto centrosinistra. Sicuramente da queste parti chi è più interessato alle pratiche di potere  più che agli interessi dei cittadini lavoratori, vede questa come un’enorme opportunità  per entrare nelle stanze dei bottoni. A poco vale la considerazione che a salire sulla stessa barca , insieme a Casini,  Rutelli e compagnia bella, sia  un  pezzo da novanta dell’ex MSI che, se è vero che ha rinnegato molte delle idee  con le quali si era fatto conoscere, è anche vero che fino ad ora ha approvato tutte le leggi e leggine che hanno caratterizzato in negativo questo e gli altri governi di Berlusconi. E’ inutile fare  elenchi di fatti ed azioni, la storia la conosciamo tutti. E’ di ieri l’approvazione della manovra finanziaria  che assesta un colpo pesante ai lavoratori ed alle loro condizioni di vita.

Non sarà questo tipo di campagna-acquisti a far vincere la sinistra in Italia  o ad imporre uno stato di fatto fondato sulla piena legalità e sulla salvaguardia degli interessi  dei lavoratori. Chi ha a cuore questo genere di problemi deve stare lontano, oltre che da Berlusconi, anche da coloro che rappresentano gli epigoni  o che pensano di sostituire  solo la persona che governa lasciando integri i modi di governare e gli interessi particolari.

 

In principatu commutando saepius nil praeter domini nomen mutant pauperes (Fedro)

(Nei mutamenti di governo i poveri spesso non cambiano che il nome del padrone)


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POLITICA
13 marzo 2010
LIBERTA' & libertà

Orlando Zapata Tamayo, chi era costui? In pochi, credo, siano in grado di identificarlo. Eppure qualche settimana fa  i mass media  lo hanno portato agli onori delle cronache internazionali a causa della sua morte avvenuta nella carceri cubane, dopo anni di prigionia. Non sto qui a sindacare sul perchè e per come di una detenzione ed di una  morte che dà dispiacere a chiunque. Per i notiziari di mezzo mondo basta morire in un carcere cubano, o di un qualsiasi altro paese non schierato con l’Impero, per fare notizia e contrabbandare ideali di libertà di parola, di espressione e di movimento  negati in tutte le parti del mondo lontane dal proprio orticello, dove và tutto bene, non si muore nelle carceri, le libertà fondamentali degli uomini vengono rispettate e così via. 

Un più attento esame della situazione porterebbe invece a riflettere un pò di più  su questo genere di problemi, in quanto le asserzioni propagandistiche dei media di regime si scontrano poi con la realtà dei fatti.

Lasciamo da parte il nostro Orlando Zapata Tamayo, un povero cristo condannato,  in più occasioni e con regolari processi,  per reati comuni contro il patrimonio e costretto, con laute prebende economiche, ad uno sciopero  della fame che lo ha portato alla morte;  facendolo diventare “prgioniero politico”;  il suo esempio deve aiutarci a capire come vanno le cose nel mondo dell’informazione, manipolata a più e non posso alla bisogna da individui spregiudicati che sfruttano anche le disgrazie pur di arrivare allo squallido scopo   che si prefiggono.

Il caso di questi giorni , in casa nostra, del bavaglio ad alcune trasmissioni  televisive a carattere informativo ed i retroscena allarmanti  sono l’altra faccia della medaglia. Il tutto sta lì a dimostrare quanto il potere abbia in considerazione il concetto di libertà e come operi  poi  per condizionare le forme di manifestazione delle libertà  nonchè i risultati, i fatti  della storia che all’opinione pubblica devono essere raccontati.

In questi giorni abbiamo sentito spesso il Cavaliere SB sbraitare a favore delle sue libertà e contro quelle degli altri, facendo riferimento a macchinazioni  ordite ai suoi danni dai comunisti e da paesi comunisti. Non avessimo avuto a disposizione delle provvidenziali  intercettazioni telefoniche  non avremmo mai saputo delle trame organizzate nei confronti di trasmissioni e giornalisti, per limitare lo spazio televisivo dedicato all’informazione a dei tg di comodo che danno grande spazio alle libertà negate  a Cuba (senza alcuna possibilità di replica) e non si accorgono dei problemi di casa propria. Anzi coinvolti in  loschi  tentativi di censura ai danni di  programmi televisivi di grande ascolto e di giornalisti ritenuti “scomodi”.

Amare considerazioni per chi e abituato a ritenere che libertà è una parola  da scrivere a lettere maiuscole in tutte le parti del mondo;  non è una categoria dello spirito che può assumere significati diversi a seconda di chi la pronuncia,  del posto dove viene pronunciata e dell’uso che se ne deve fare.


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POLITICA
27 febbraio 2010
Paladini

Canto l'arme pietose e 'l capitano
che 'l gran sepolcro liberò di Cristo.
Molto egli oprò co 'l senno e con la mano,
molto soffrí nel glorioso acquisto;
e in van l'Inferno vi s'oppose, e in vano
s'armò d'Asia e di Libia il popol misto.
Il Ciel gli diè favore, e sotto a i santi
segni ridusse i suoi compagni erranti.



Rileggendo i primi versi della Gerusalemme Liberata l’attenzione non può non  andare sugli ultimi, chiamiamoli così, “sviluppi” delle vicende politiche italiane.

Ci troviamo di fronte ad un paese che sta crollando non sotto il peso di bombardamenti atomici o nucleari di chissà quale nemico, ma  in virtù di normali piogge stagionali che mettono a dura prova la stabilità fisica di gran parte del territorio.

Abbiamo avuto la prova  del menefreghismo  imperante in tanti  imprenditori, manager, capitani di impresa (sic)  o come cavolo li vogliamo chiamare, ai quali poco interessa il destino  e la sopravvivenza di tante famiglie  di fronte alla possibilità di più lauti guadagni  e migliore sfruttamento delle “risorse umane”.  Abbiamo toccato con mano o percepito con orecchio il livello della loro sensibilità umana, sempre decantata nei momenti celebrativi,  di fronte all’opportunità di lucrare  speculando sulle disgrazie altrui.

Non c’ è giorno che un politico di turno non venga pescato con le mani nel sacco dell’affarismo, delle manovre speculative,  della corruzione e dell’immoralità: non sto qui ad elencarvi  i casi degli ultimi tempi.

Viviamo tra individui  che non esitano ad ammazzare il proprio vicino di casa o, addirittura, il proprio familiare per i motivi più banali, arrivando al paradosso di poter poi tranquillamente dare la colpa agli extracomunitarii per l’aumento della criminalità.

E’ opinione molto diffusa  tra coloro che si fregiano del titolo di “credenti” che basti la condizione di straniero, migrante per essere considerato clandestino e fuori legge.

Di fronte a  questo scenario  apocalittico il capo del governo non sa fare altro che invocare  un  inverosimile  esercito della salvezza formato da “paladini della libertà” (di chi?) che possa mettere a posto le cose e dare pace, amore, e giustizia al popolo supplice di innovazioni che mettano ordine allo stato delle cose.

Non è difficile, fatte queste considerazioni, immaginare il ritorno alla sante crociate  invocate in quel tempo a gran voce da papi, regnanti e trafficanti per venire incontro alle difficoltà  economiche e morali del momento. A contrario del paladini di allora che potevano accontentarsi di quanto “d’Asia e di Libia il popol misto”poteva offrire, quelli di oggi  potendo godere dei benefici della “globalizzazione” , non esiteranno a fare tabula rasa di quanto il popolo di Asia, Libia, America ed Europa può mettere loro a disposizione. Il popolino credulone, invece,  dando ascolto ai moderni “Pietro l’eremita”, andrà incontro al massacro generale.


POLITICA
20 febbraio 2010
Uno su cento

Si sta facendo un gran parlare in  questi giorni sulla questione morale e non si sprecano raffronti con quella  che agli inizi degli anni 90 passò alla storia come “Tangentopoli”.  Avendo cominciato ad interessarmi di politica  qualche tempo prima che Di Pietro  iniziasse la campagna  giustizialista nei confronti di imprenditori e politici coinvolti nel malaffare di quei tempi, devo dire anche che per me e tanti come me quella fu  sostanzialmente come la scoperta dell’acqua calda, dal momento che sempre nel corso della sua storia il PCI aveva denunciato l’intreccio nefasto tra politica e mondo degli affari che consentiva ai partiti di godere di ingenti finanziamenti non troppo disinteressati.

In questi giorni scopriamo un altro genere di acqua calda nel senso che i meccanismi perversi di quel periodo non sono stati affatto combattuti, ma si sono perfezionati a tal punto da diventare normalità quotidiana.

Quello però che fa più ribrezzo del fenomeno attuale è il fatto che si approfitta anche delle situazioni più drammatiche di  tanti cittadini per impinguare le proprie tasche, senza alcun ritegno e senza freni  inibitori.

Il presidente Berlusconi parla di “uno su cento” che potrebbe aver  approfittato della situazione, ma quell’Uno vale indubbiamente Un Milione;  è il segno  inconfondibile  e caratteristico di un quadro globale allarmante che lascia un paese in balia delle catastrofi naturali, del dissesto idrogeologico, dell’inquinamento  per poter poi lucrare su finanziamenti faraonici. E non esita a mettere a rischio l’incolumità delle persone progettando centrali nucleari senza alcuna garanzia di sicurezza, ponti e ferrovie di dubbia utilità.

La ciliegina sulla torta è poi costituita dall’”impegno”del governo per l’inasprimento  delle pene nei confronti dei corruttori: fumo negli occhi dal momento che le pene dovrebbero essere poi applicate ai condannati i quali per diventare tali devono essere sottoposti ad un processo  che sotto questi chiari di luna è difficile da celebrare con i mezzi che la giustizia dispone ed in periodi di tempo abbastanza brevi, pena la prescrizione del reato.

Campa  cavallo!!!

15 dicembre 2009
Con i "se" e con i "ma"

E’ fuori discussione la solidarietà umana alla persona e la condanna per il grave gesto di violenza  perpetrato da uno squilibrato  ai danni del  Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Auguro Al Premier una rapida  guarigione senza conseguenze che possano compromettere la sua salute.

Quello che però non si può accettare è la speculazione politica che molti, dalla vicenda, ne fanno derivare a proprio uso e consumo.

Perchè tanto accanimento nei confronti di coloro, come l’on. Di Pietro e l’on. Rosy Bindi, che non hanno fatto altro che sottolineare, dopo aver espresso la doverosa condanna del gesto inconsulto,  le responsabilità di Berlusconi & C.  nel creare i clima di odio e rancore che avrebbe portato a quella conseguenza?

 

Ø      Dipingere i comunisti come i responsabili di tutti i mali di questo mondo,  come carnefici  sanguinari  e artefici delle più spietate dittature;

Ø      Considerare i magistrati e tutti gli organi della giustizia  come delle lobby  al servizio di  oscuri interessi di parte e strumenti di lotta politica;

Ø      Pensare ai dipendenti pubblici come a tanti lavativi e  mangia pane a tradimento alle spalle non si sa di quali cittadini onesti che pagano le tasse;

Ø      Respingere in mare e considerare  fuori legge persone la cui unica colpa è quelle di fuggire dalla guerra e dalla fame;

Ø      Sottrarre risorse indispensabili  al paese per destinarle a finanziare guerre  per conto terzi, inutili opere faraoniche di dubbia utilità;

 

Non è sufficiente tutto questo a creare quel clima di ostilità e rabbia che oggi viene  denunciato come causa dell’ atto criminoso  contro il capo del governo?

Ritengo, pertanto, opportuni i “se” ed i “ma” dopo la speranza che il nostro Premier si ristabilisca nel più breve tempo possibile.



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diritti
18 novembre 2009
Fame (di verità)

Che il vertice Fao dovesse finire miseramente senza alcun passo in avanti verso la progressiva riduzione del dramma  della fame che ancora nel terzo millennio opprime milioni di persone, era cosa risaputa. Lo aveva fatto capire molto bene all’apertura il nostro Presidente del consiglio il quale ha ritenuto quella platea buona solo per qualche barzelletta che tenesse alto il morale dei partecipanti e l’occasione propizia per un rinvio di uno dei processi che  lo interessavano a Milano.

Per il resto abbiamo assistito al solito rituale di  interventi privi di analisi  serie delle cause  e proposte concrete per i rimedi.

Lo stesso presidente Diouf ha ammesso il fallimento, largamente prevedibile data la scarsa attenzione  prestata dai capi dei governi che contano nel panorama mondiale e, diciamolo pure,        l’ inadeguato  interesse prestato dai mass media, molto più propensi a glorificare i poteri  forti piuttosto che a mettere a nudo le responsabilità per gli squilibri mondiali che determinano la fame e la miseria.

Altrettanto patetico e di circostanza l’intervento papale che ha ricalcato il solito clichè dei doverosi interventi a favore delle popolazioni martoriate dalla fame e dal sottosviluppo, senza alcun affondo sulle cause degli squilibri ed i rimedi necessari.

Non è possibile fare dei sia pur minimi passi in avanti nella direzione giusta se prima non vengono individuate le precise responsabilità  degli squilibri mondiali; cause che vanno cercate nel secolare colonialismo perpetrato dai paesi ricchi nei confronti  del sud del mondo. E, poi,  si facciano proposte  serie di superamento delle  differenze  con il dirottamento di risorse vere verso chi più ha bisogno; azzerando i debiti contratti con le banche mondiali a condizioni usuraie e garantendo l’utilizzo delle risorse ai paesi poveri a condizioni di favore.

Il salvataggio delle banche operato a seguito della crisi dello scorso anno era più durgente e necessario della vita di milioni di persone condannate a soffrire la fame e la miseria chissà per quanto tempo ancora.

Per l’immediato sarebbe stato meglio per la coscienza di ciascuno se invece di organizzare questa kermesse  pittoresca,  i fondi ad hoc stanziati fossero stati spesi per comprare cibo  e generi di prima necessità da paracadutare su qualche villaggio africano o del sud-est asiatico.


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