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POLITICA
4 ottobre 2008
Il peggio non è mai morto

L’intervento del prof. Alberto Asor Rosa sul  Manifesto dell’1.10.2008, mi trova perfettamente d’accordo con lui per il tentativo (coraggioso) di porre un problema che nessuno, oggi, o per paura o per  infingardaggine, ha il coraggio di  mettere in discussione. Vado subito al cuore del problema posto dall’illustre letterato. Il nostro,  dichiarando provocatoriamente che  l’attuale “regime” berlusconiano è  peggiore del regime fascista,  pone la domanda più importante: “si può comparare una democrazia (quale che sia) a una dittatura, arrivando alla conclusione che la democrazia è peggiore della dittatura? “

Ognuno di voi  può andare  a leggere l’intero articolo e verificare le risposte che ha dato Asor Rosa (Link); io da parte mia cerco di dare il mio modesto contributo sostenendo che i termini “democrazia” e “dittatura”  oggi hanno assunto definizioni che spesso ne capovolgono il senso, per cui è difficile dare risposte se prima non ci si mette d’accordo  sul vero significato dei termini.

Quando si ritiene che la vera essenza di ogni democrazia sta  solo ed esclusivamente nel  dare (o farsi estorcere) un voto delega che mette tutto nelle mani di qualche politicante affarista e trafficone, oppure  nel sentirsi liberi di fare  “quello che si vuole dove  si vuole e come si vuole”, allora siamo agli antipodi di tutto ciò che filosofi, storici, politici  hanno definito nel corso di secoli e secoli di storia. Il concetto di partecipazione, presenza e responsabilizzazione  da parte dei cittadini, in una condizione di parità sostanziale, è stato sostituito con  l’”utenza” asettica e acritica che assorbe tutto ciò che dai poteri e dai mass media gli viene propinato.

E la dittatura? Qualsiasi  situazione o provvedimento che leda gli interessi, anche i più sporchi, di qualche  lobby o personaggio, viene additato come sinonimo di “dittatura”, senza il benchè minimo sforzo di andare a capire come sono stati costruiti  quei privilegi, quelle fortune. E senza chiedersi mai quali  di strumenti può disporre una classe asservita ad un’altra, o uno  Stato in pericolo di aggressione economica e militare da parte di un  altro Stato, per difendere le proprie conquiste sociali ed economiche.

Con queste premesse diventa., allora, difficile dare la risposta  migliore e più  esaustiva possibile.

Certamente il fascismo fu una dittatura esecrabile sotto tutti i punti di vista, ma oggi quella democrazia  nata dalla Resistenza  e dalla sconfitta del fascismo ha subito delle brusche bastonate, tali, a volte, da metterne in discussione lo stesso valore.

Asor Rosa  ha lanciato la provocazione: “nessuna dittatura europea del Novecento (e dunque neanche il fascismo) ha fatto dell'interesse privato del leader (e dei suoi accoliti) il fulcro intorno a cui far ruotare l'elaborazione e la promulgazione delle leggi e persino l'esercizio della giustizia”.

L’assunto provocherà qualche discussione, forse risentita, da parte di qualche  commentatore. Ma come è difficile dargli torto, se le cose continueranno di questo passo...!

29 giugno 2008
Democrazia = populismo ?

 

In uno dei miei post di qualche settimana fa (Tirannide), ebbi modo di lamentare il fatto che molte volte si ricorre al termine “democrazia” e “popolo” per giustificare qualsivoglia nefandezza giuridica e sociale. Il fatto che in questi giorni si ritorni sull’argomento conforta le mie considerazioni. In effetti quando si vogliono giustificare provvedimenti indifendibili sotto tutti i punti di vista, si ricorre al “popolo” alla “democrazia” e via dicendo di questo passo, facendo forzatamente coincidere il concetto di democrazia con quello di populismo. Questo provvedimento, questa legge deve andar bene in quanto voluta dal popolo, alias chi ha voluto quella legge o quel provvedimento non può essere perseguito in quanto eletto dal popolo. E di questo passo arriviamo all’assurdo di legalizzare quella che i filosofi antichi ritenevano una forma di degenerazione di un sistema democratico, la demagogia. Da questa categoria al populismo il passo è breve e serve ad assecondare le aspettative della gente sulla base delle loro aspettative più opportunistiche o, peggio, dettate dagli istinti più irrazionali, se non in molti casi  dall’ignoranza o dalla superstizione. Il corollario conseguente è l’immunità per coloro che si erigono a rappresentanti di questo popolo, eletti democraticamente e quindi legittimati a stravolgere ogni regola del gioco anche la più fondamentale per uno Stato di diritto, quale quella della divisione dei poteri.

Non ho difficoltà a sostenere, quindi , che il concetto di democrazia e quello conseguente di eletto dal popolo vadano classificati meglio al fine di evitare che diventino pretesti o scappatoie per far degenerare a proprio uso e consumo un sistema, appunto, democratico,

Possiamo parlare di democrazia solo in presenza, oltre che di regole certe, anche della possibilità che ciascuno eserciti il proprio diritto-dovere senza condizionamenti morali o materiali, e munito degli strumenti culturali idonei per decidere le soluzioni più ragionevoli. Non sto qui a ricordare l’importanza dei condizionamenti materiali nello svolgimento di qualsiasi consultazione elettorale; spessa ci si dimentica (forse anche in malafede). E vediamo oggi in quanto imbarazzo si trovano coloro i quali si riempiono la bocca di parole come democrazia, stato di diritto, ecc., ecc. Davanti agli argomenti di coloro i quali vogliono imporre leggi e provvedimenti ad personam, non riescono a reagire sostenendo concetti più alti e più concreti di democrazia. Devono solo convenire con quelle congetture ed accettare degli obbrobri giuridici quali i provvedimenti legislativi che in questi ultimi giorni si stanno riversando sul nostro ordinamento giuridico.

località
18 maggio 2008
Tirannide
 

 

 


“Esistono tre tipi di despota. C’è il despota che tiranneggia il corpo, c’è il despota che tiranneggia l’anima. C’è il despota che tiranneggia sia l’anima che  il corpo. Il primo viene chiamato principe, il secondo papa,  il terzo popolo”

La frase è di Oscar Wilde e viene sempre in mente quando si ricorre al “popolo” per giustificare operazioni o scelte che democratiche non sono.

Il senso dell’aforisma sarebbe ampiamente giustificato da tutto ciò che oggi sta succedendo nei nostro  paese, dove una classe politica, non più all’altezza della situazione,  per bassi fini strumentali e di comodo, corre dietro alle isterie e suggestioni  collettive di una popolazione che pretende di  smantellare ordinamenti giuridici e sociali, convinzioni morali,  che  (pensavamo definitivamente)  nel corso degli anni si sono imposti nelle nostre coscienze e nei modi di vita.

Abbiamo dovuto attendere molti secoli, troppi, per liberare il  mondo dalla schiavitù  sociale ed economica: i despoti al potere hanno fatto di tutto per contrastare nel corso della storia l’avanzata ed il riscatto delle classi subalterne. Rinascimento, illuminismo e rivoluzioni del XX secolo hanno inferto colpi, se non mortali, abbastanza  consistenti al privilegio, allo sfruttamento ed all’assolutismo. Anche se la strada da fare è ancora lunga.

E quanti secoli abbiamo dovuto attendere per abbattere il fondamentalismo religioso,  liberando la mente umana, l’anima, dai vari condizionamenti pseudoculturali e paure ancestrali che tenevano nell’ignoranza la stragrande maggioranza delle popolazioni, succubi di sistemi filosofici e morali che imponevano alle stesse la  tolleranza e la rassegnazione. La guerra non è ancora vinta del tutto, ma grossi passi in avanti sono stati, indubbiamente, fatti.

Quindi a questo punto, quando abbiamo raggiunto la convinzione che i passi fatti in avanti siano, ormai, irreversibili, scopriamo che un despota, altrettanto pericoloso, rischia di tiranneggiare la società civile materialmente e spiritualmente: il popolo, anzi, più precisamente, l’opinione pubblica.

Non ci venite a dire che questi sono i  “rischi della democrazia”, è uno slogan abbastanza desueto, ormai sufficientemente contraddetto dalla storia e dalla logica.

Coltivare l’odio razziale, la paura e la ripugnanza per il diverso è sinonimo di ignoranza, ma è anche il presupposto per una tirannia spietata che può portare anche a catastrofi  inimmaginabili. Non sto qui a ricordare tutti gli stermini  e le persecuzioni  avvenuti nel corso della storia con il sostegno determinante di popoli che ritenevano di ricavare chissà quali vantaggi.  Hitler (il caso più emblematico dell’era moderna) arrivò al potere mediante “libere elezioni” e con un programma  di pulizia etnica ed antiebraica non molto alternativo rispetto a proposte che oggi trovano spazio nei “dibattiti” di casa nostra.

E, naturalmente, la “classe politica”  più che porre dei freni al dilagare di queste immoralità, pensa bene di trarne i dovuti frutti, cavalcando la tigre. Sono finiti i tempi  delle ideologie, oggi i partiti sono  “spa”  dedite  al profitto, al tornaconto personale e basta.

 

 


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permalink | inviato da Enzo49 il 18/5/2008 alle 18:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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