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SOCIETA'
18 settembre 2010
20 settembre

Parlare della ricorrenza del 20 settembre significa rimarcare i  valori del laicismo e combattere la secolare persistenza del potere temporale dei papi, durato  fino al 1870.

Ritengo, pertanto, che la ricorrenza non debba essere relegata e semplice ricorrenza di carattere quasi folcloristico, ma debba  assumere il valore non solo di festa nazionale a tutti gli effetti, ma anche a carattere mondiale, o, almeno, in tutte quelle parti dove il cattolicesimo ha imperversato  in lungo e in largo, imponendo modelli di vita,, sradicando tradizioni secolari e reprimendo con ferocia  il dissenso interno ed estero all’ortodossia.

Invece, pare, che  per le celebrazioni, chiamiamole così, di quest’anno l’aspetto folcloristico lascerà il posto alla farsa dal momento che  nel corso della cerimonia in programma a Porta Pia lunedì, assieme al presidente della repubblica Napolitano ci sarà il numero due delle gerarchie vaticane, il cardinale Bertone. Non so chi abbia avuto la brillante idea di invitare l’illustre  ospite, ma credo che  presenza del  prelato debba ritenersi come il proverbiale cavolo a merenda.

Naturalmente giornali, tv e media  non vedono nulla di strano; le forze politiche sedicenti laiche non si preoccupano minimamente di denunciare la burla, ad eccezione di qualche radicale in cerca di  improbabile visibilità mediatica. Sarebbe autolesionistico perdere i favori di oltre Tevere in questi periodi in cui tutti sono alla ricerca di favori ed appoggi.

Pertanto a noi non resta che constatare amaramente quanto sia ormai realistico pensare che il potere temporale dei papi, uscito da Porta Pia, stia rientrando trionfalmente da comode finestre spalancate in modo ufficiale con il medesimo squillo di fanfara con cui era stato cacciato. Dico “ufficialmente”  perché poi nella pratica sappiamo bene quanto i nostri governi  da Mussolini in poi, e quelli altrettanto confessionali sparsi nelle varie parti del mondo, abbiano dato la possibilità alle gerarchie vaticane di esercitare poteri sproporzionati ed incompatibili con i loro uffici spirituali.

POLITICA
4 ottobre 2008
Il peggio non è mai morto

L’intervento del prof. Alberto Asor Rosa sul  Manifesto dell’1.10.2008, mi trova perfettamente d’accordo con lui per il tentativo (coraggioso) di porre un problema che nessuno, oggi, o per paura o per  infingardaggine, ha il coraggio di  mettere in discussione. Vado subito al cuore del problema posto dall’illustre letterato. Il nostro,  dichiarando provocatoriamente che  l’attuale “regime” berlusconiano è  peggiore del regime fascista,  pone la domanda più importante: “si può comparare una democrazia (quale che sia) a una dittatura, arrivando alla conclusione che la democrazia è peggiore della dittatura? “

Ognuno di voi  può andare  a leggere l’intero articolo e verificare le risposte che ha dato Asor Rosa (Link); io da parte mia cerco di dare il mio modesto contributo sostenendo che i termini “democrazia” e “dittatura”  oggi hanno assunto definizioni che spesso ne capovolgono il senso, per cui è difficile dare risposte se prima non ci si mette d’accordo  sul vero significato dei termini.

Quando si ritiene che la vera essenza di ogni democrazia sta  solo ed esclusivamente nel  dare (o farsi estorcere) un voto delega che mette tutto nelle mani di qualche politicante affarista e trafficone, oppure  nel sentirsi liberi di fare  “quello che si vuole dove  si vuole e come si vuole”, allora siamo agli antipodi di tutto ciò che filosofi, storici, politici  hanno definito nel corso di secoli e secoli di storia. Il concetto di partecipazione, presenza e responsabilizzazione  da parte dei cittadini, in una condizione di parità sostanziale, è stato sostituito con  l’”utenza” asettica e acritica che assorbe tutto ciò che dai poteri e dai mass media gli viene propinato.

E la dittatura? Qualsiasi  situazione o provvedimento che leda gli interessi, anche i più sporchi, di qualche  lobby o personaggio, viene additato come sinonimo di “dittatura”, senza il benchè minimo sforzo di andare a capire come sono stati costruiti  quei privilegi, quelle fortune. E senza chiedersi mai quali  di strumenti può disporre una classe asservita ad un’altra, o uno  Stato in pericolo di aggressione economica e militare da parte di un  altro Stato, per difendere le proprie conquiste sociali ed economiche.

Con queste premesse diventa., allora, difficile dare la risposta  migliore e più  esaustiva possibile.

Certamente il fascismo fu una dittatura esecrabile sotto tutti i punti di vista, ma oggi quella democrazia  nata dalla Resistenza  e dalla sconfitta del fascismo ha subito delle brusche bastonate, tali, a volte, da metterne in discussione lo stesso valore.

Asor Rosa  ha lanciato la provocazione: “nessuna dittatura europea del Novecento (e dunque neanche il fascismo) ha fatto dell'interesse privato del leader (e dei suoi accoliti) il fulcro intorno a cui far ruotare l'elaborazione e la promulgazione delle leggi e persino l'esercizio della giustizia”.

L’assunto provocherà qualche discussione, forse risentita, da parte di qualche  commentatore. Ma come è difficile dargli torto, se le cose continueranno di questo passo...!

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