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POLITICA
17 maggio 2011
Vincitori e vinti

Correrò il rischio di andare  controcorrente e sembrare un eretico nel formulare un giudizio personalissimo in ordine ai risultati delle recenti elezioni amministrative.

E’ fuori di dubbio che il principale sconfitto, finora, è Silvio Berlusconi che in questa campagna elettorale ha speso  molto della propria faccia, ma, secondo me, una sconfitta non di poco conto l’ha subita anche il Partito democratico.

Il dato è molto semplice da verificare; prendiamo le città dove il risultato era più in bilico e la valenza politica era maggiore: Napoli e Milano. In questi capoluoghi l’exploit più significativo l’hanno avuto Pisapia e De Magistris, candidati osteggiati fino all’ultimo dai rappresentanti nazionali e locali del PD. Sembra di rivedere i fatti che portarono Nichi Vendola alla vittoria alle elezioni regionali del 2005, nonostante l’ostracismo  dei papaveri di Veltroni & C..

Il tutto a prova che le scelte dei dirigenti di quel partito, dettate da puro interesse di  bottega, non potranno mai  scuotere un elettorato di sinistra che vuole vedere fatti concreti e battaglie in favore delle classi più disagiate e non  accordi sottobanco per dividersi questo o quel  boccone di potere, andando sottobraccio con finanzieri, speculatori, magnati dell’industria e via dicendo.

Altrimenti lo dicessero chiaramente ai cittadini ed alla loro base che ancora spera in improbabili ripensamenti:  ogni compagnia è buona per arrivare agli scopi, anche a quelli meno nobili, e la qualifica di partito della sinistra non può essere usurpata per carpire voti ed illudere i pochi che sono rimasti fedeli.

 


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POLITICA
23 febbraio 2009
Stupro di stato

Propongo alla vostra attenzione l’amara riflessione di un amico in merito al caso Mills-Berlusconi, sul quale in questi ultimi giorni, credo,  non si sia riflettuto abbastanza e poco è stato fatto dalle opposizioni, anche quelle più radicali, per portare il problema alla massima attenzione dell’opinione pubblica.  L’intervento  è stato pubblicato sul sito www.infocollepasso.it.

 

Mills condannato. A 4 anni e 6 mesi. Per corruzione. Aveva ricevuto 600mila dollari dalla Fininvest. Doveva dire il falso nei processi di Berlusconi. I giornali stranieri hanno dato ampio risalto alla notizia. Per "El Mundo" Mills è “l'avvocato corrotto da Berlusconi per mentire”. “Avvocato condannato per corruzione per aver protetto Berlusconi”, titola l'"International Herald Tribune". Il "New York Times" scrive che la notizia, “avrebbe mandato in fibrillazione il sistema politico di diversi Paesi”. Non di questa Italia.

Sono acclarate le responsabilità del corruttore. Eppure egli rimane saldo alla guida del Governo.

In un paese normale un premier si sarebbe già dimesso. Non in questa Italia.

In Giappone, pochi giorni fa, un ministro si è dimesso per una presunta sbornia. In America Nancy Killefer ha deciso di andarsene per molto meno. Esattamente per 946,69 dollari di contributi non pagati a una colf.

In un Paese normale, per un politico macchiatosi di un reato per corruzione c’è la galera. In Italia, la guida del Governo…

In un Paese normale, i politici accettano le leggi vigenti. In questa Italia, Berlusconi fa cambiare le leggi a suo favore. Il “lodo Alfano” gli ha concesso l’immunità. Gli ha evitato, oggi, una pesante condanna.

“Tecnicamente”, oggi, non si può dire che  Berlusconi è colpevole di corruzione. Perché, grazie ad una “sua” legge, non è stato processato. Attendiamo il pronunciamento della Corte Costituzionale.

Oggi, nel mondo, si parla di una brutta “favola” italiana. Di un corrotto e di un corruttore. Ambedue colpevoli. Uno condannato. L’altro, ancor più colpevole, libero. Di più. Capo del Governo.

Oggi, invece, in Italia, si parla d’altro. Le televisioni ci bombardano tutti i giorni di Rom. Di “Grande Fratello”. Di crisi del PD (Veltroni, di fronte a Berlusconi non si poteva essere “buoni”!). Eppure, c’è una “grande crisi” economica, sociale e morale. Della povera Eluana. Di immigrati stupratori.

Nessuno parla o si scandalizza per il “grande stupro” che l’Italia sta subendo. Anzi, come scrive un giornale (sempre straniero): “Più Berlusconi riesce a manipolare il sistema a suo vantaggio, più italiani sembrano ammirarlo”.

C’è una violenza inaudita contro i principi fondamentali di uno Stato democratico. Di uno Stato di diritto.

Ma, oggi, c’è più in Italia uno “Stato di diritto”?!?

C’è solo una “serva Italia” che osanna al "Grande Stupratore"! Un’Italia “allo sbando” e narcotizzata dal “grande fratello” Berlusconi.

E la responsabilità è anche dei cittadini, dei partiti di opposizione, di un Partito Democratico “buonista” e fuori tempo, della società civile, che non gridano a sufficienza il loro sdegno per questa Italia “berlusconizzata”. Senza etica e senza valori.

Concordo con Piero Colaprico (giornalista di “Repubblica”, uno dei pochi giornali italiani a parlare del caso): “Sempre più intoccabile grazie al lodo Alfano, irraggiungibile in virtù del tempo che prescrive sentenze e corrode tutti tranne lui, potentissimo per il combinato disposto della carica politica, dei suoi miliardi in euro, della sudditanza incondizionata di fans della strada e onorevoli del Palazzo, Berlusconi è davvero al di là delle angosce degli imputati mortali. E tale resterà”.

Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!” (Dante Alighieri,  Purgatorio, Canto VI, 76-78).


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permalink | inviato da Enzo49 il 23/2/2009 alle 18:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
POLITICA
6 febbraio 2009
Meglio soli che male accompagnati!!!

Ritengo di  poter condividere l’intervento odierno di Claudio Grassi su Liberazione a patto che alle considerazioni sull’unità e sull’invito ai “profughi” ed alla “diaspora” a rientrare nei ranghi, conseguano degli atti concreti che mettano le cose in chiaro nel panorama politico. Certamente di questo per il momento c’è bisogno per stabilire un fronte di opposizione a tutte le schifezze alle quali stiamo assistendo e dare un minimo di speranza a chi  non riesce a rassegnarsi alla barbarie. E gli atti concreti non possono essere che quelli di delimitare con recinto e filo spinato lo spazio che una forza comunista e di sinistra deve occupare per evitare il contagio di una degenerazione che ormai sta progredendo verso livelli insopportabili. Fuor di metafora: è indispensabile invocare e favorire l’unita delle forze di sinistra, ma ancor di più doveroso è rompere tutti i rapporti  con il PD & C. mandando all’aria tutte le giunte amministrative ancora in piedi e  non prendere impegni per quelle future. E’ sotto gli  occhi di tutti il tentativo di Veltroni di fare intorno a sè il vuoto politico, barattando una a lui favorevole legge elettorale con  pesanti contropartite sulla Rai, la giustizia, il cosiddetto federalismo fiscale. Il tutto senza la benché minima considerazione del livello di degrado oscurantista che stanno assumendo le manovre berlusconiane e leghiste.

Da questi punti fermi si deve partire per costruire, se si vuole, un nuovo partito comunista;  prima ancora di apprezzare il merito della proposte politiche e dei programmi, i cittadini guardano  le compagnie  con le quali una forza politica vuole  far maturare quelle proposte.  Non riesco a convincermi come il compagno Vendola possa  costruire qualcosa di sinistra con  forze politiche che in due anni di governo di centro sinistra on sono riuscite a cavare fuori dal buco alcunché di buono per dare almeno l’impressione che si stava facendo qualcosa  per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori e la sicurezza sociale.

Si facesse tesoro delle capacità Berlusconi e  quelli della Lega: alle parole ed alle promesse sanno far seguire i fatti e gli atti concreti; in questo modo avranno vita facile per chissà quanti anni. Le proposte dei comunisti, invece, negli ultimi anni hanno subito tutti gli annacquamenti dettati dalla necessità del  “modernismo”, dalla caduta del muro di Berlino e via indicando sciocchezze di questo genere. Per apparire all’altezza dei tempi, abbiamo accettato quello che di peggio i tempi fornivano; invece di  cambiare il mondo, il mondo ha cambiato noi!  Non ci siamo accorti che le cattive compagnie, sempre, portato su cattive strade. I più semplici e naturali consigli delle nostre mamme sono stati disattesi ed ora ci troviamo di fronte un mondo monopolizzato dall’affarismo di destra e di “sinistra”, dalla deriva  oscurantista e reazionaria senza uno strumento in grado di fronteggiare  a dovere l’avversario di classe che riesce ad annidarsi in qualsiasi posto del panorama politico e sociale.

Nessuna paura quindi a far tesoro dei vecchi proverbi.

POLITICA
22 novembre 2008
Sinistra e capitale


Vi propongo un intervento di Carla Ravaioli su  Liberazione di oggi;  l'articolo mi sembra molto interessante sia per l'analisi, sia per le responsabilità che individua, sia per le soluzioni che propone.

«Certo, l'economia, in quanto disciplina autonoma, è nata come scienza del capitale; e tale è sostanzialmente rimasta…». Così, più di vent'anni or sono, Claudio Napoleoni rispose a una mia domanda che per un attimo lo aveva lasciato perplesso: «Esiste un'economia di sinistra?».
Quella risposta fu per me un'illuminazione, che ha continuato a chiarirmi molte cose della politica delle sinistre, alle quali, pur senza mai essere iscritta a nessun partito, ho sempre fatto riferimento e dato il mio voto. Anche quando, in Italia e non solo, le sinistre avevano solida consistenza e autorevolezza, nel concreto del loro operare mi pareva infatti di avvertire una critica troppo blanda, episodica e parziale, verso il capitalismo, il nemico storico contro il quale erano nate e che ancora affermavano di combattere. La sensazione è andata poi accentuandosi via via che il capitalismo andava trionfando in tutto il mondo, e (fatte salve le rituali quanto sacrosante accuse di crescente sfruttamento del lavoro, di sempre più pesanti disuguaglianze, ecc.) la lotta contro di esso andava ormai riducendosi a una serie di tentativi, parziali e separati, di emendare un sistema con tutta evidenza sempre meno emendabile. Mai (mi pareva) si tentava una critica organica alla gran macchina dell'economia capitalistica nella sua interezza.
Né, a quanto ne so, mai ha avuto luogo un'impegnata analisi di quel "cambio di fase" che si produsse nel trentennio dell'immediato dopoguerra, in cui l'espansionismo del capitale si orientò verso le masse lavoratrici come bacino di utenza adeguato a quella gigantesca dilatazione dei consumi che presto si sarebbe imposta come decisiva dimensione culturale dell'umanità; ciò che d'altronde per un periodo non breve ha certo notevolmente migliorato le condizioni delle popolazioni industrializzate.
Così che, mentre la "rivoluzione" ancora rimaneva l'obiettivo ultimo della lotta, la politica quotidiana (impegnata in quelle rivendicazioni - salari, orari, pensioni, assistenza sanitaria, ecc. - che furono base dello "stato sociale") di fatto si limitava un'operazione riformistica. Si combatteva contro il capitalismo per obiettivi immediati di maggiore giustizia, ma non per la rimessa in causa della sua logica, basata sull'accumulazione di plusvalore, cioè su una crescente produzione di ricchezza della quale prima o dopo (si prometteva) tutti avrebbero potuto godere. E ciò andava creando una sorta di dipendenza psicologica nei confronti dello stesso sistema che si affermava di voler abbattere, e alla fine l'adesione al paradigma ideologico industrialista, che dà la crescita produttiva quale strumento necessario garantire il benessere collettivo.
Già nei primi anni Novanta si verificarono però dei fatti che avrebbero dovuto far suonare più d'un campanello d'allarme . Mentre in tutto il mondo, dopo alcune più o meno piccole crisi, l'economia aveva ripreso a marciare a pieno ritmo, dovunque l'occupazione andava diminuendo. Per la prima volta veniva meno quella regola, per due secoli indiscussa, che aveva garantito il lavoro a traino della produzione. Accadeva cioè qualcosa che (mentre di nuovo già si allargava il divario tra ricchi e poveri) avrebbe dovuto aprire seri interrogativi sulle politiche delle sinistre, e sulle ragioni per cui i movimenti operai, certo senza mai dichiararlo, avevano in realtà fatto propri non pochi valori e certezze del capitalismo. Avrebbero insomma dovuto aprirsi dubbi sulla totale positività della crescita, ormai impostasi come una verità di fede. Tanto più che, in modi sempre più allarmanti, e con dati sempre meno discutibili, la scienza andava richiamando l'attenzione del mondo sul crescente squilibrio degli ecosistemi, e ne indicava le cause in uno sfruttamento delle risorse naturali fortemente superiore alla loro capacità di autorigenerazione: nella crescita cioè, nell'accumulazione capitalistica.
Molte riflessioni avrebbero potuto insomma aver luogo, prima che da un lato la crisi ecologica toccasse livelli di pericolosità da molti ritenuti irreversibili, e dall'altro si avviasse e rovinosamente avanzasse nel mondo globalizzato quel processo di sempre più duro attacco al lavoro che Serge Halimi ha chiamato "Il grande balzo all'indietro". Forse (magari con l'ausilio di profetiche letture della realtà firmate da osservatori politici quali Gorz, Wallerstein, Chomsky) ciò sarebbe stato possibile anche prima che la crisi del capitale clamorosamente esplodesse. E prima che la divaricazione tra ricchi e poveri toccasse vertici quasi surreali nei dati più recenti, secondo cui l'1% della popolazione del mondo possiede il 50% della ricchezza.
Nulla di tutto ciò è accaduto. E ora? Ora, non risolto ma in qualche misura contenuto ad opera di pubblico intervento lo tsunami finanziario, mentre ancora pericolosamente continua l'altalena delle borse, e nessuno dubita più della recessione prossima ventura, anzi già in atto, ora da ogni parte, con rinnovato empito, si invoca ripresa, rilancio produttivo, insomma crescita, Pil. Con qualche novità però. Dopo un periodo in cui la crisi economica aveva totalmente oscurato le tematiche ambientali, oggi di ambiente si parla molto, ma per motivi e in modi che con una effettiva salvaguardia degli ecosistemi ha davvero poco a che fare. Da Merkel, a Obama, a Sarkozy, a Veltroni, a più di un esponente sindacale, tutti parlano con entusiasmo di energie rinnovabili e di "business verde" nelle sue forme più diverse, pensando a una forte ripresa produttiva che potrebbe seguire al loro impiego su vasta scala, dunque con deciso rilancio dell'organizzazione economica attuale, cioè sulla la causa prima dello squilibrio degli ecosistemi.
D'altronde in perfetta coerenza con un passato in cui politica e economia, dopo aver a lungo ignorato il rischio ecologico, ha iniziato ad occuparsene solo di fronte all'allarme di un prossimo esaurimento del petrolio, polarizzando poi l'attenzione su effetto serra e mutamenti climatici, in gran parte generati dall'uso dei carburanti tradizionali; per puntare infine sulle energie rinnovabili quale certa salvezza del pianeta. Del tutto ignorando quella miriade di altri guasti (crescente mancanza di acqua potabile, desertificazione, scomparsa di migliaia di specie viventi, gigantesco accumulo di rifiuti, tossicità diffusa dovuta a pesticidi e materiali chimici di uso comune, malformazioni e tumori che si moltiplicano, ecc.), problemi di diversa gravità, ma tutti parte decisiva di quel problema enorme che riguarda la stessa nostra sopravvivenza.
A questo modo, da parte dei potenti, della più vasta informazione che sempre delle posizioni dei potenti risente, e anche di non pochi ambientalisti sinceramente impegnati, si è posta in essere una sorta di operazione riduttiva, tendente a ignorare la molteplice realtà della crisi ecologica, per identificarla con il mutamento del clima (certo la sua manifestazione più vistosa e carica di rischi, ma non l'unica) e la sua soluzione con le energie rinnovabili. Prospettando così un possibile futuro libero da inquinamenti e scarsità energetica, in cui non esistano più limiti a produzione e circolazione di auto, moto, aerei, ecc. né alla moltiplicazione di consumi di ogni tipo.
Nessuno di quanti hanno pubbliche responsabilità sembra sospettare l'esistenza di un nesso tra crisi economica e crisi ecologica. Ciò che viceversa molte e autorevoli voci rilevano, d'altronde largamente riprese dalla stampa mondiale. Ne cito solo alcune, che riconducono ambedue le crisi a una sola causa: la crescita del prodotto. Il primo a dirlo era stato André Gorz ( Entropia N.2, 2007) a pochi mesi dalla morte. E lo affermano George Mombiot (con ripetuti interventi sul Guardian ), l'economista indiano Prem Shankar Jha ( il manifesto ), il biologo Edward O. Wilson ( Il Sole 24 Ore ), il filosofo Paul Virilio ( Le Monde ), l'antropologo Jared Diamond con il suo celebre libro Collasso (Einaudi). Tutti si dicono convinti che la Terra è troppo piccola per la velocità assunta dalla storia; che il futuro di tutti noi è condizionato dalla realtà ecologica, che cioè «in un mondo finito è necessaria una riduzione drastica del prodotto».
Tutti costoro sono inoltre convinti che, essendo l'economia capitalistica la causa dello squilibrio planetario, sia impossibile trovare soluzione entro la logica e le regole del capitale. Dello stesso parere si sono recentemente dichiarati anche: il filosofo sloveno Slavoj Zizek ( N.Y.Times ); l'economista Immanuel Wallerstein ( Liberazione ); un'ampia "Rete di intellettuali e artisti sudamericani", che a partire da questa convinzione firmano un complesso Appello, dopo un convegno svoltosi di recente a Caracas; perfino Gorbaciov il quale dichiara senza mezzi termini che «il neoliberismo ha fallito in ogni senso» ( La Stampa ). Sono tutte opinioni innegabilmente "di sinistra", ma tutte espresse a titolo personale, da osservatori che non fanno riferimento a organismi politici. E i partiti, le sinistre organizzate, come si pongono?
Per limitarci alla situazione italiana, occorre dire che da qualche tempo si notano dichiarazioni esplicitamente e duramente anticapitaliste firmate da personaggi di rilievo di Prc. Faccio un paio di esempi. E' lo stesso segretario Ferrero a scrivere su questo giornale: «Noi ci battiamo per il superamento del capitalismo» (2 novembre); «Il capitalismo sta diventando, palesemente, il maggior nemico dell'umanità» scrive a sua volta Rina Gagliardi (4 novembre). Sono però affermazioni di solito non corredate da indicazioni operative conseguenti. Combattere il precariato, aumentare i salari, tassare i redditi più alti, potenziare i servizi, difendere il diritto a scuola e ricerca, sono in genere i provvedimenti auspicati: tutti condivisibili, certo, ma che non vanno oltre le politiche di sempre, senza affrontare l'eccezionalità della situazione.
E anche proposte capaci di una valenza decisamente rivoluzionaria, come la «riconversione ambientale e sociale dell'economia», auspicata da Ferrero ( Liberazione 5 novembre), rimane appunto un auspicio, se non è debitamente elaborata e pianificata in un programma organico. Cosa di cui non si ha notizia. Anche le sinistre estreme, non solo in Italia, in genere esprimono il proprio impegno ambientale soprattutto nella battaglia contro i "mutamenti climatici" mediante energie rinnovabili (una linea, come dicevo, fatta propria dalla grande industria per la continuità e il rilancio della crescita), oppure si battono per la difesa dell'acqua, per il trattamento razionale dei rifiuti, contro opere pubbliche indifendibili come la Tav, il Ponte sullo Stretto, ecc: tutte attività in sé utilissime, ma ben difficilmente capaci di risolvere un problema quale quello che ci troviamo a confrontare.
Nessuna sinistra, a quanto ne so, sembra orientata ad assumere lo squilibrio ecologico come materia base di un impegno totale, nella cognizione piena di tutte le problematiche che ne sono parte, in una libera lettura della radicale trasformazione prodottasi negli ultimi decenni nel mondo; insomma di tutte le verità alle quali non può non fare riferimento ogni programma politico nella sua interezza e in ogni singola scelta. Tra discussioni per la difesa dei simboli e delle identità storiche, tra scissioni già in atto o minacciate, richieste di nuovi congressi (tutte cose, confesso, che non mi appassionano affatto, che trovo anzi dispersive e pericolose) è nata recentemente un'Associazione, di cui chiunque, abbia o no una tessera in tasca, può essere parte. Mi illudo se penso che questo potrebbe essere un organismo in grado di impegnarsi seriamente a ripensare la società e l'economia, per il superamento di una realtà costruita sullo sfruttamento sempre più duro del lavoro e la distruzione sempre più insensata della natura? Insomma per una rottura definitiva tra sinistre e capitale?
Forse no, se questo nuovo soggetto politico sarà capace di muovere da una piena consapevolezza del mutamento oggi in atto, assumendolo in tutta la
sua radicale, eversiva portata: in cui "il capitalismo ha aderito come una seconda pelle all'antropologia del post-moderno", e in questo processo perfino «la lotta di classe, il lavoro come principio di significazione sociale, la religione civile dell'antifascismo (…) tutto è entrato in una sorta di centrifuga storica, la memoria si è mutata in fiction e caos pubblicitario», come scrive Nichi Vendola ( Liberazione 16 novembre). E Nichi Vendola è appunto uno dei promotori della nuova Associazione.




POLITICA
26 luglio 2008
Alt!!!

E’ vero, non si finisce mai di imparare e di meravigliarsi di quanto può succedere intorno a noi. Per conto mio pensavo che i tentativi di Veltroni & C. di dimostrare che il loro è un partito di sinistra fossero il massimo del patetico e del grottesco, accompagnato ad un buona dose di furbizia da politicanti. Ma ho dovuto ricredermi ieri quando ho sentito Berlusconi vantarsi di aver fatto lui una politica di sinistra. A questo punto uno si sente come ai tempi di Galileo quando cominciarono a prendere consistenza (scientifica) le ipotesi che fosse la terra a girare intorno al sole e non viceversa, come si supponeva (e veniva imposto di credere) fino a quel momento. Lo sconcerto è forte; e naturalmente occorre fare uno sforzo di volontà e di impegno razionale per arrivare alla conclusione che le piroette sono altri a farle e non io, che penso di essere rimasto sempre allo stesso posto. Rimango pertanto fedele al mio “sistema tolemaico” senza modificare una virgola di quanto ho creduto fino a questo momento. Anzi, ragionando con un pò di più di applicazione, una convinzione maggiore si riesce a mantenere: chissà, forse riferendosi ad una politica di sinistra, il Cavaliere intendeva qualcosa che potesse interessare le masse popolari, i lavoratori? Se è così bene! La sinistra esiste ancora ed ha dei valori di riferimento; il Cavaliere cerca solo qualche spazio di manovra nel vuoto lasciato da coloro che avrebbero dovuto occuparlo (di solito l’arcobaleno segna la fine di una tempesta, non l’inizio). Altrimenti se il Cavaliere pensa, come Veltroni e Cofferati, che sinistra sia andare dietro ai peggiori istinti populistici del momento allora possiamo stare tranquilli: non saremmo contagiati, dovremo solo fare chiarezza in giro per tenere un pò alla larga qualcuno dal terreno seminato, per evitare contaminazioni pericolose.


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permalink | inviato da Enzo49 il 26/7/2008 alle 12:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
politica interna
24 giugno 2008
Un colpo al cerchio ed uno alla botte - 2° tempo

 

L’ultima uscita del giornale cattolico” Famiglia cristiana” fa pensare a questo modo di dire popolare che rende molto bene l’idea per indicare chi vuol mantenere posizioni di equidistanza tali da fargli beneficiare di ogni vantaggio e metterlo al sicuro da ogni pregiudizio. La pubblicazione dei “Paolini”, ritornata con i piedi per terra dopo un periodo di attendismo, ha attaccato il governo Berlusconi sia per le norme emanate o emanande in tema di “sicurezza”, sia per i programmi di politica economica che non verrebbero incontro alla legittime aspettative delle famiglie italiane. Parole di fuoco contro il Premier ed il suo governo che non sarebbero all’altezza di tutte le promesse fatte in campagna elettorale. Le stesse reprimende sono state giorni fa indirizzate nei confronti del Partito Democratico e di Veltroni che non avrebbero preso a cuore, allo stesso modo, gli interessi della famiglie e delle fasce più emarginate della società, privilegiando gli aspetti più “laicisti”di un programma che, detto tra noi, ancora non riamo riusciti a qualificare.

Non siamo tanto ingenui da ritenere che il potente periodico cattolico non abbia fatto bene i suoi conti per cadere dalle nuvole ogni qualvolta sia governi che opposizioni non vanno incontro alle loro aspettative. Il cerchiobottismo oggi è diventato un merito e neppure gli esponenti più illustri di una delle religioni più diffuse al mondo ne fanno a meno e non disdegnano di approfittare di tali sotterfugi per mantenere posizioni privilegiate sicuramente in contrasto, a mio modesto parere, con messaggi evangelici unilaterali nell’indicare quali destinatari di attenzione coloro i quali sono ai gradini più bassi della scala sociale.


 

POLITICA
18 giugno 2008
chi non muore si rivede!

E’ nostra grande meraviglia scoprire che i comunisti non si sono estinti come si voleva far credere non tanto da parte delle forze maggioritarie del centro destra, ma da coloro che dovrebbero rappresentare l’ opposizione. E chi meglio del Premier può confermare questa notizia e smentire tutte le chiacchiere che sono state scritte e dette sull’argomento? No, i comunisti sono, a quanto pare, vivi e vegeti e si ostinano continuamente a dare fastidio ad un capo del governo che, con tutto il daffare che ha per rimettere a posto un’Italia dopo due anni di malgoverno prodiano, non può perdere il suo tempo a rispondere di chissà quali reati nelle aule di giustizia di questo paese ingrato e malevolo. Quindi si tolgano dalle scatole questi giudici comunisti e prevenuti nei suoi confronti e lo lascino lavorare in pace. Gli italiani, quelli sensati e ragionevoli, hanno problemi più seri: rifiuti da smaltire (leggi:nascondere) , clandestini da rimpatriare, centrali nucleari e ponti sullo stretto da costruire, e via dicendo. I processi possono aspettare: un anno, due, chissà! Anzi, dal momento che il Parlamento è nel pieno esercizio delle proprie funzioni, perchè non approfittarne e calare sul tavolo l’asso di bastoni, facendo approvare un “lodo Schifani” (si dovrà provvedere a cambiare il nome del firmatario) che consenta la completa impunità per le più alte cariche dello Stato fino alla conclusione del proprio mandato?

Muniti di una buona dose di ottimismo davanti a tali scenari mortificanti, dobbiamo sforzarci di andare a cercare il lato positivo di tutta la vicenda che, senza troppi sforzi di fantasia, possiamo individuare, oltre alla vitalità dei comunisti denunciata dal premier, anche nel crollo delle illusioni coltivate dal leader dell’opposizione in ordine alla disponibilità manifestata dal PDL per un “dialogo” che avrebbe portato a chissà dove.

Sperare in ravvedimenti dell’ultima ora è troppo ottimistico, per adesso accontentiamoci di aver scoperto che il coma non è irreversibile.


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permalink | inviato da Enzo49 il 18/6/2008 alle 17:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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