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POLITICA
17 maggio 2011
Vincitori e vinti

Correrò il rischio di andare  controcorrente e sembrare un eretico nel formulare un giudizio personalissimo in ordine ai risultati delle recenti elezioni amministrative.

E’ fuori di dubbio che il principale sconfitto, finora, è Silvio Berlusconi che in questa campagna elettorale ha speso  molto della propria faccia, ma, secondo me, una sconfitta non di poco conto l’ha subita anche il Partito democratico.

Il dato è molto semplice da verificare; prendiamo le città dove il risultato era più in bilico e la valenza politica era maggiore: Napoli e Milano. In questi capoluoghi l’exploit più significativo l’hanno avuto Pisapia e De Magistris, candidati osteggiati fino all’ultimo dai rappresentanti nazionali e locali del PD. Sembra di rivedere i fatti che portarono Nichi Vendola alla vittoria alle elezioni regionali del 2005, nonostante l’ostracismo  dei papaveri di Veltroni & C..

Il tutto a prova che le scelte dei dirigenti di quel partito, dettate da puro interesse di  bottega, non potranno mai  scuotere un elettorato di sinistra che vuole vedere fatti concreti e battaglie in favore delle classi più disagiate e non  accordi sottobanco per dividersi questo o quel  boccone di potere, andando sottobraccio con finanzieri, speculatori, magnati dell’industria e via dicendo.

Altrimenti lo dicessero chiaramente ai cittadini ed alla loro base che ancora spera in improbabili ripensamenti:  ogni compagnia è buona per arrivare agli scopi, anche a quelli meno nobili, e la qualifica di partito della sinistra non può essere usurpata per carpire voti ed illudere i pochi che sono rimasti fedeli.

 


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POLITICA
17 ottobre 2010
E Vaiii...!!!!


Grande manifestazione e grande momento di lotta ieri a Roma: la migliore risposta per tutti coloro che hanno frettolosamente archiviato le potenzialità del movimento e la voglia di tanta gente di cambiare  questo sconfortante andazzo.

Nessun incidente, a dispetto di un ministro-cassandra che avrebbe fatto bene a tacere ed avere più fiducia nel senso di responsabilità degli operai Fiom e del loro servizio d’ordine. Fosse dipeso da loro la partita Italia-Serbia sarebbe stata sicuramente giocata!

Ecco, a volte le cose possono sembrare più semplici di quanto le si voglia far apparire: la grande manifestazione di ieri della Fiom può e deve rappresentare un segnale chiaro di strategia per far uscire la sinistra dall’impasse in cui si trova. Il numero e la determinazione dei manifestanti sono un punto di riferimento impostante per mettere da parte ogni indugio e costruire  un partito-movimento che faccia riferimento solo ed esclusivamente al popolo che ieri ha sfilato per le vie di Roma. Spero che lo abbiano capito i vari leaders delle formazioni di sinistra che oggi viaggiano in ordine sparso (troppo sparso). Speriamo che lo abbia capito Nichi Vendola, lui che  forse  è stato un pò troppo allontanato dal mondo reale del lavoro dal suo misticismo.

Quindi prendiamo atto che  se si vuol costruire qualcosa di serio a sinistra è quello il movimento, è quello il popolo cui si deve far riferimento e porgere le orecchie, non il Partito Democratico, il partito di Di Pietro o di Beppe Grillo. La folla che ieri ha invaso Roma è sicura garanzia della genuinità e giustezza  delle proposte sul tappeto e del reale cambiamento del modo di amministrare un paese.

Intendiamoci, il movimento operaio, i lavoratori, gli studenti non devono isolarsi  e andare contro i mulini a vento; stare alla larga da Bersani, D’alema, Di Pietro, Grillo non significa che devono escludersi aprioristicamente  alleanze, anzi quando i contenuti di alcune proposte sono condivisibili queste sono necessarie. Quello cui bisogna stare attenti è il rischio di farsi  neutralizzare  e perdere tempo in progetti che nulla cambiano o, peggio, peggiorano la situazione. E il caro Vendola deve convincersi una volta per tutte che non può guardare da tutte le parti per trovare sostegni e riconoscimenti: il suo successo, specie in Puglia, è dovuto al fatto di aver guardato solo ed esclusivamente a sinistra e non al centro o...in cielo.

Ben vengano quindi momenti di lotta come quello di ieri, specie quando servono a distinguere chi sta da una parte e chi dall’altra.

POLITICA
2 ottobre 2010
Non tutto è oro ciò che luccica

La piazza è spesso il termometro dello stato di salute di un movimento, di un partito, di una rivendicazione.

Stiamo  assistendo  alla manifestazione NoB-day odierna con un certo distacco dovuto non al logoramento della proposta che con questa iniziativa si vuol  portare avanti (dimissioni di Berlusconi), ma al mancato sviluppo di quella proposta, di quel progetto iniziato a dicembre dell’anno scorso, ma mai sviluppato fino alle conseguenze più naturali e necessarie.

E’ apprezzabile il numero di partecipanti e lo spirito con cui  si sta prendendo parte al corteo prima ed agli spettacoli ed interventi che seguiranno.  Al di là dell’opportunità o meno di qualche slogan,  quel popolo ben rappresenta lo stato d’animo odierno di tutti gli italiani stanchi delle brutte figure  e degli insulti al buon senso ed alla legalità che si vanno perpetrando giorno dopo giorno , non ad opera degli scagnozzi del regime, ma a direttamente dai protagonisti.  Non ritengo di dover accennare ai turpiloqui ed alle nefandezze messe in campo direttamente da Berlusconi, Bossi e compagnia bella.

Quello che qui interessa  è porre all’attenzione del popolo viola  sulla necessità di riempire di contenuti il programma del movimento, proponendo  all’attenzione di tutti una  diversa politica economica rispettosa dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente, nonchè trovare  un arco di forze politiche  sociali in grado di portarla avanti. Il tutto senza essere condizionati dall’assillo  delle maggioranze, delle governabilità  che fanno perdere la genuinità e naturalezza al progetto. Alla manifestazione di oggi, tanto per essere chiari, stanno partecipando forze politiche e personaggi non del tutto in linea con la prospettiva di cui ho parlato. Fino ad ora il partito di Di Pietro si è distinto solo per la virulenza dei suoi attacchi  a Silvio Berlusconi e non per aver mai messo in discussioni la suo politica economica (vedi Ponte sullo stretto).. Nichi Vendola ed il suo partito si sono distinti più per aver diviso le forze di sinistra che per averle riunificate, il declamare con troppa enfasi  elezioni primarie per la scelta del leader del centro sinistra denota una tendenza ad un populismo che non avrebbe nulla da invidiare a quello del Cavaliere o di Bossi.

Siamo soddisfatti quindi per la vivacità della piazza, per l’entusiasmo che ne sprigiona, ma mettiamoci tutti in guardia  dal non sapere individuare i giusti obbiettivi  e gli onesti alleati.

POLITICA
5 aprile 2010
Leader-mercato

Tentando un parallelo con  il mondo sportivo, possiamo  dire che è stata aperta la stagione del calcio mercato per la candidatura a leader del centro sinistra per le prossime consultazioni elettorali del 2013.

Sicuramente l’attuale compagine, guidata  non si sa da chi, stenta a mettere in campo tutte le proprie forze per arrivare preparata all’evento. Ma, come per qualsiasi squadra di rango che si vede precipitata in posizioni di retroguardia, ci pensano i tifosi, quelli più accaniti e vicini alla squadra, a suggerire le soluzioni possibili per uscire dall’impasse e trovare sul mercato gli uomini più idonei per  rendere la squadra più competitiva.

In questi giorni è  abbondante il dibattito sulla possibilità di candidare Nichi Vendola alla guida del centro sinistra  come leader  nazionale in grado di tenere testa a Silvio Berlusconi & c.; un politico che nel regno di uno dei   pupilli del cavaliere (Raffaele Fitto) riesce a sbaragliare in quel modo l’avversario, merita ogni considerazione e possibilità per tentare l’avventura. Nè lo stesso Vendola si è tirato indietro, consapevole anche del fatto che la sua figura esce fuori dagli schemi  tradizionali consunti  di fare politica, legati alla spettacolarizzazione ed all’affarismo spregiudicato.

Io personalmente ritengo Vendola, potenzialmente, capace di coagulare intorno a sè le forze in grado di dare una sterzata salutare al paese, di mettere la politica al passo con il concetto più alto di essa e di uscire fuori dalle logiche  clientelari e opportunistiche cui siamo abituati. Una offerta di cambiamento vero può benissimo essere messa sul piatto della bilancia e fare da contrappeso  alle scelte oscurantiste  clerico fasciste e leghiste dell’attuale maggioranza, nonchè all’inconsistenza  propositiva delle forze di opposizione. I risultati elettorali di Vendola del 2005 e del 2010 stanno lì a dimostrare quanto la gente sia poco interessata al “moderatismo” , tanto caro all’establishment , e più attaccata alle proposte concrete rivoluzionarie e di rottura rispetto a quanto oggi  passa il convento.

Ricominciare a parlare di statalizzazione dei mezzi di produzione ( almeno quelli dei settori strategici) per garantire risorse e opportunità di lavoro alla popolazione,  tassazione  delle rendite finanziarie parassitarie finalizzate al mantenimenti dei livelli occupazionali ed al potenziamento delle infrastrutture, servizi, scuola e  sanità pubblici al 100%; sono obbiettivi che sicuramente  ridarebbero la fiducia a tanta parte dell’elettorato e dei cittadini che oggi risulta più che sfiduciata.  

Orbene,  se vogliamo lanciare e coltivare questa offerta di Nichi Vendola leader dell’intera sinistra, stiamo attenti a non trascurare il dato di fondo discriminante: teniamo alla larga il più possibile  tutto il vecchiume che adesso inquina la sinistra italiana  e riempiamo di contenuti un’idea che sicuramente avrà difficoltà a farsi largo, ma che, anche se il percorso sarà duro e non breve, darà sicuramente più frutti di quanti ne stiamo ancora  aspettando dagli odierni  capopopolo.

E sopratutto non si abbia paura del nuovo, nè ci si accontenti del meno peggio,  ma si scelga la compagnia di chi  auspica il cambiamento più radicale.


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POLITICA
30 marzo 2010
Vincitori e vinti (a tavolino)

La prima reazione a caldo, dopo i risultati elettorali di ieri, è quella di  tranquillizzarmi circa i sospetti che avevo  alla vigilia della competizione  elettorale. Al di là dei conteggi  matematici, dobbiamo constare come queste elezioni siano state l’ennesima sconfitta per il PD ed i suoi alleati. Dimostrare il  mio assunto è il più facile dei  compiti:  Non sto qui a  rinfacciare le sconfitte, prevedibilissime,  in regioni come il Veneto, la Lombardia, la Calabria, la Campania ed il Lazio. Addirittura nel Lazio il centro destra ha vinto con una squadra ridotta  calcisticamente in “dieci uomini”dalle vicende legate alla esclusione della lista PDL dalla competizione. Ma voglio sottoporre alla attenzione di chi ha la pazienza di ascoltarmi come siano emblematiche di una dura sconfitta il risultato della regione Piemonte e quello della regione Puglia.

Dare la colpa della sconfitta in Piemonte alla presenza di liste di disturbo  che avrebbero sottratto voti al centrosinistra, significa non voler capire  come le vittorie elettorali non possono fare perno solo sulla matematica, ma devono essere cercate con  il consenso guadagnato con la chiarezza dei programmi: cosa che evidentemente non c’è stata. Vedi le polemiche sulla Torino. Lione. E nella coalizione che sosteneva la Bresso ed il centrosinistra  la chiarezza non era di casa.

In Puglia la sconfitta del PD è stata mascherata dai consensi  guadagnati dal personaggio Vendola che si è dimostrato forza trainante per l’alleanza di centro sinistra. Non vogliamo neppure immaginare quale sarebbe stato il risultato  se fossero andate avanti le proposte del PD che speravano in un accantonamento del  governatore pugliese, per dare spazio all’UDC di Casini. Ancora una vota gli elettori pugliesi hanno fatto capire ai vertici PD quanto siano fallimentari le loro scelte e  quanto sia necessario il pensionamento di buona parte dei suoi attuali dirigenti i quali ormai hanno fatto un abbonamento a prezzo ridotto con le brutte figure.

Dopo questa ennesima prova della necessità di battersi con uomini e programmi più avanzati  in ogni competizione elettorale, convinti  che le novità devono essere toccate con mano e non sottintese, possiamo sperare che la sinistra mantenga un atteggiamento più preciso  e determinato nella scelta di uomini e programmi? O sarà . succube di calcoli percentuali, costretta ad elemosinare “alleanze”  di basso profilo che non faranno mai avanzare il progresso e migliorare le condizioni politiche ed economiche del paese?

Basterà la vena poetica di Vendola per scongiurare la privatizzazione della sanità, e  dell’acquedotto pugliese  nella nostra regione?Riuscrià a stare al riparo da insidie e trabocchetti dal momento che è circondato da personaggi che  hanno cercato i tutti i modi di farlo fuori?

La vittoria  del centrosinistra in Puglia si trasformerà in una sconfitta a tavolino e la sconfitta in Piemonte in una vittoria, sempre a tavolino, per chi ha continuamente reclamato e chiesto chiarezza e decisione.


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POLITICA
25 gennaio 2010
Cercasi rematori

Le prime considerazioni che si possono fare dopo la vittoria di Vendola alle primarie pugliesi per il centrosinistra devono essere innanzitutto “depurate” dai  sentimenti di compiacimento e soddisfazione per aver visto sconfitta una politica di intrallazzi,  compromessi e sotterfugi tesi ad imporre decisioni prese alle spalle dei cittadini e contrarie al buon senso, prima ancora che  all’interesse generale.

Come in teatro dove ogni perfetta rappresentazione farsesca lascia  il pubblico  sempre contento e compiaciuto, anche noi dobbiamo esprimere soddisfazione per il lieto fine della vicenda, avendo temuto un finale tragicomico che potesse mettere in seria discussione l’esistenza stessa   di un popolo della sinistra in grado di far fronte alle trame machiavelliche dei vari D’Alema, Bersani, Emiliano, Blasi e via dicendo.

E’ di incoraggiamento per quanti credono ancora nei valori della sinistra (radicale, meno radicale, questo al momento non conta), notare come tanti cittadini militanti di un partito che stenta a divenire tale, abbiamo trovato il coraggio di rifiutare delle scelte “centriste” fatte dai propri organi dirigenti e suggerire invece un percorso difficile, ma chiaro e qualificante insieme al Presidente Vendola. E’ sotto gli occhi di tutti il dato che esiste un popolo di sinistra che vuole progetti di sinistra e non dà ascolto ai bizantinismi di chi ancora pensa che in politica  sia la “moderazione” e non la chiarezza  ad essere premiata.

Detto questo, ritenuta la vittoria di Vendola un passo in avanti sulla via del cambiamento e delle riforme (quelle vere), dobbiamo però porre le domande che in situazioni di questo genere vanno poste a mente fredda: come sarà la coalizione che dovrà sostenere  Nichi Vendola nella corsa alla presidenza della Regione Puglia?  E’ in grado il Presidente di formare una coalizione compatta e mantenerla tale?  Non credo di sbagliare dicendo che le sirene “centriste” non sono state mai respinte in modo netto e categorico. Quanto influiranno i condizionamenti di partiti come il PD che non pochi problemi hanno creato nella legislatura regionale che sta per compiersi?  Ingoieranno il rospo?

Non posso non pormi queste domande prima di decidere se rinnovare la fiducia  al progetto-Vendola o bocciare il suo tentativo in quanto velleitario, dal momento  che saranno in parecchi  a remargli contro.


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POLITICA
8 dicembre 2009
No P-Day

La soddisfazione per la buona riuscita della manifestazione di sabato, No B-day,  non può certamente trasformarsi in  cieco ottimismo dal momento che fatti di questi ultimi giorni mettono a dura prova la forza d’animo e   di volontà di quanti sperano in un mutamento a breve termine della  situazione politica generale del paese. Se da un lato possiamo constatare con soddisfazione che una grossa fetta del paese reale non accetta lo stato di cose  determinato da questo governo antipopolare e razzista, dall’altro dobbiamo prendere atto che questa  realtà non trova una rappresentanza politica degna  e capace di trasformare il movimento in risultato politico.

La prossima primavera saranno già  trascorsi  due anni dal catastrofico esito delle elezioni politiche che condannarono le  “sinistre radicale” all’extraparlamentarismo e ancora non si è concretizzata la possibilità di una forza politica comunista che, oltre alle forze numeriche sparse qua e là, sappia  porsi come alternativa  credibile, per gli uomini ed i programmi,  per un’opposizione intransigente e non di facciata.  La cosiddetta Federazione della sinistra non nasce sotto una buona stella  se non stacca definitivamente ogni cordone ombelicale che la lega ancora, in molte giunte e amministrazioni, agli epigoni  del centro sinistra che hanno ormai deciso di innalzare la bandiera della governabilità a qualsiasi costo.

Penosa, patetica  e commovente  la performance di alcuni esponenti del PD di intrufolarsi sabato nella file dei manifestanti per darsi una residua patina  di “antiberlusconismo”, ritenendo troppo deplorevole il disinteresse dimostrato dai dirigenti di quel partito per la manifestazione ed avendo anche annusato la possibilità che l’evento superasse le più rosee aspettative nella forza e nel numero dei partecipanti.

Al cinismo si accompagna l’ipocrisia e la sfacciataggine di non tentare neppure di nascondere i reali scopi di questo “nuovo” partito, nato con il solo interesse di prendere, costi quel che costi, il potere e garantirsi i privilegi  derivanti.

Emblematico di tutto  ciò  è quello che sta succedendo in Puglia, dove davanti alla possibilità di presentare per le prossime elezioni regionali come candidato alla presidenza il più onesto fra la cerchia che passa il convento, il gruppo dirigente del PD non sa fare altro che chiedere a Vendola di farsi da parte e far posto ad un candidato gradito a gruppi politici centristi in grado di portare più voti alla causa (sic!)  del centrosinistra. Parlare di tradimento o voltafaccia sarebbero parole sprecate davanti alla mancanza di scrupoli dei capibastone PD;  l’indignazione, che ha  raggiunto, bisogna dirlo, anche gruppi  all’interno del PD,  non può però trascurare un cenno di critica al Presidente Vendola, giustamente intenzionato ad andare fino in fondo nella corsa per la Presidenza, ma  poco incline, per il momento, ad una  autocritica sulle sue iniziative  di qualche tempo fa, orientate a prestare più attenzione alle sirene dei “moderati”, piuttosto che a chi cercava disperatamente di tirarlo per la giacca  verso posizioni un pò più intransigenti e radicali. Chi è causa dei suoi mali pianga se stesso!


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POLITICA
5 luglio 2009
Inverno pugliese


Non ci possiamo rassegnare all’idea  che una Puglia migliore c’è e c’è sempre stata, anche a dispetto di chi  vuole a tutti i costi ignorarlo o farlo dimenticare.

E’ triste constatare come spesso anche coloro che vogliono essere diversi dalla massa, nel senso più nobile del termine,  cedono alle lusinghe del conformismo  e del perbenismo, per adeguarsi  alle banalità più comuni.

Certamente qualche anno fa non avrei  immaginato che un  personaggio politico come Nichi Vendola potesse fare la fine che sta facendo e che sta facendo fare a quel movimento che lo ha portato a diventare presidente comunista di una regione, certamente non tra quelle rosse, ma in grado di dare delle scosse molto salutari per il rinnovamento del paese.

Ora comincio a  pensare seriamente a quanto il “potere”  possa essere   condizionante nel determinare  dei cambi di rotta, se non, addirittura, dei veri e propri voltafaccia. E quanto lo sia una cultura troppo intrisa di misticismo fine a se stesso, che dimentica troppo facilmente il dato materialista  della lotta politica.

Del resto se la prima preoccupazione di oggi per il Nostro è quella di garantire comunque alla Puglia una giunta, qualunque essa sia,  possiamo stare certi che le manovra per “arricchire” con i transfughi del centro-destra  il quadro politico di centro sinistra per le  prossime elezioni regionali, avrà sicuramente successo, con grave pregiudizio per la moralità politica di tanti e tanti cittadini, illusi e convinti  che la lotta al “berlusconismo” e all’affarismo in genere  possa passare dalle mani di che  imbarca nella propria brigata  esponenti che in altre parti di Italia sono a braccetto con  il PDL e la Lega, se non addirittura ex fascisti  riciclati e smaniosi di ritrovare visibilità politica.

Ecco cosa è diventata la “primavera”  di vendoliana memoria  che tante speranze creò nel mondo politico della sinistra, quella vera,  e diede un colpo quasi mortale all’idea che per vincere le elezioni sia assolutamente necessaria avere come “compagni di merende” personaggi  di provata fede moderata.

La gente, oggi, del moderatismo se ne frega! Basta vedere quello che fanno i governi di centro destra e trovano tanto consenso (a destra s’intende!).

Il governatore di Puglia invece di dare un  vero calcio in culo a tutti quegli esponenti della sua giunta  coinvolti nell’affare “sanità”, con i varo della nuova giunta non fa altro che  ripitturare la facciata di un edificio che mostra crepe da tutte le parti.

Sicuramente passata o messa alle spalle  la “primavera”, l’inverno che si prepara darà parecchio filo da torcere all’edificio, pregiudicando la buona salute dei pugliesi e, cosa altrettanto grave, la fiducia  dei cittadini  nella politica.


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POLITICA
27 marzo 2009
Coerenza

Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero.

E’ un proverbio arabo che  mi è venuto in mente allorché ho avuto occasione di leggere le affermazioni fatte da Nichi Vendola sul conto di Berlusconi; affermazioni sapientemente tenute riservate dalla maggior parte dei giornali o di quei giornali che spendono gran parte del loro tempo a convincere la gente che lo spazio  della sinistra è limitato a tutto ciò  che va sotto il nome di Partito democratico (o poco più).

E il nostro caro governatore non si sottrae a questo vizio dando prova, con l’intervita  rilasciata nei giorni scorsi a Ritanna Armeni, di essere passato dalla parte  dei benpensanti, di coloro che non hanno alcuna difficoltà a lasciarsi convincere che  l‘antiberlusconismo sia la carta perdente della sinistra italiana, che con questo fenomeno bisogna conviverci e, anzi, sarebbe quasi necessario prendere esempio per avere la strada spianata in direzione  di una maggiore visibilità  nella società, trovandosi in posizione di vantaggio nell’accattonaggio di voti utili per mantenere poltrone e posti di responsabilità.

Poco importa se poi la gente trova  enormi difficoltà a vedere le differenze tra le varie parti politiche, tra i programmi e i valori che ogni forza politica cerca di portare all’attenzione generale.

Ho atteso invano qualche smentita o precisazione per cui a questo punto ritengo veritiere le affermazioni e gli apprezzamenti sulla “versatilità e genialità”  del Cavaliere, le giustificazioni dei suoi  modelli di vita e dei sogni collettivi che ha saputo prospettare ad un paese alla ricerca del successo e del profitto facili,  della sicurezza fondata  sul razzismo, sull’esclusione  e sul restringimento degli spazi di autonomia e libertà.

E pensare che la sua vittoria su uno dei candidati più filoberlusconiani di Puglia fu determinata proprio dalla diversità delle sue proposte, dalla speranza di cambiamento, dalle battaglie contro ogni logica del profitto individuale a spese degli interessi collettivi.

Visto l’approssimarsi  della scadenza elettorale  e gli esiti nefasti delle consultazioni in Abruzzo e Sardegna, si tenta la carta di mantenere le proprie (comode) posizioni scimmiottando  le tecniche e le strategie dei vincenti. Poco importa se  poi le strade portano verso soluzioni che se non sono zuppa, sicuramente saranno pan bagnato!


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POLITICA
18 dicembre 2008
Dagli all'untore!

Non per fare del catastrofismo fine a se stesso, ma per una esigenza sentita, prima ancor che preventivata,  credo proprio che sia arrivato il momento di aprire gli occhi davanti  all’infezione che sta devastando il panorama politico italiano. Vediamo ormai in tutte le parti d’Italia quello che è diventato il modo di fare politica del Partito democratico. Un miscuglio di clientelismo, affarismo (nella migliore delle ipotesi), nonchè la mancanza di ogni riferimento  a politiche sociali ed economiche che abbiamo come punti di riferimento le classi lavoratrici. Il tutto in una cornice dominata  ed egemonizzata da un governo di centro-destra che fa del populismo, del razzismo,  della limitazione dei diritti  e dello sfruttamento dei lavoratori i cardini essenziali della propria politica.

Le cronache giudiziarie di questi giorni ci presentano quella che dovrebbe essere un’opposizione di “sinistra” come un epigono di tutto ciò che  è successo nel  periodo di tangentopoli. Non solo. il Partito delle Libertà (notizia dell’ultima ora)  si è preso anche il lusso di negare, in sede di commissione, l’autorizzazione all’arresto del deputato Pd Salvatore Margiotta, unendo i propri voti a quelli del PD, con conseguente tiratina di orecchi per coloro che in quel partito  ancora mettono in dubbio il loro “garantismo “.

Arrivati a questo punto, credo che non sia più rinviabile da parte delle forze che si richiamano alla vera sinistra (penso che ancora ce ne siano!)  una scelta chiara di  allontanamento definitivo  da questi centri di  contagio bubbonico: Lo ripeto da molto tempo: è necessario  abbandonare immediatamente  le giunte centro-sinistre, a qualsiasi livello (Vendola in primis),  in quanto la contaminazione potrebbe, da un momento all’altro investire anche quel poco che di integro è  rimasto nella politica italiana. Per combattere in modo serio e convincente Berlusconi & c. è necessario essere immuni da qualsiasi  influenza negativa, altrimenti  i cittadini, notando poco la differenza , fanno presto a mettere tutti nello stesso calderone.

Voglio correre proprio il rischio di  essere settario ed invitare tutti coloro che si richiamano ai valori della sinistra vera, a  dare la caccia agli untori, prima di tutto e poi a mettere in quarantena tutti coloro che sono stati  appestati.


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POLITICA
5 luglio 2008
Serrare le fila !
 


Molti lo hanno vissuto di persona, ma la maggior parte, penso, lo abbia visto nei film o studiato sui libri di scuola. Tanto che quando eravamo ragazzini e giocavano a “fare le battaglie e la guerra” in mezzo alla strada o per i campi, avevano acquisito quella tecnica di difesa che, in occasioni eccezionali, poteva assicurare una maggiore resistenza al nemico e, magari, con un pò di fortuna e coraggio, capovolgere le sorti della battaglia. Mi riferisco alla tattica da proporre in una battaglia (naturalmente quelle che si facevano una volta) nel momento in cui le sorti sono sfavorevoli ed il nemico mette in campo forze e mezzi di gran lunga superiori. La migliore forma di difesa e stringersi , accorciare le distanze, combattere uniti e non permettere agli assalitori di infiltrarsi tra le linee.

Fuori di metafora, non vedo assolutamente alcuna possibilità per chi intende “rifondare” una sinistra sconfitta alle ultime elezioni, di costruire alcunchè di positivo o , quantomeno, di resistere agli attacchi contro i diritti del lavoratori, la democrazia, e lo stato di diritto che in questi ultimi tempi si vanno accentuando. Come possiamo sperare che il partito della Rifondazione comunista torni ad essere il punto di riferimento della sinistra alternativa ? Assistiamo in questi ultimi giorni a degli scontri all’arma bianca che non possono far parte del bagaglio culturale prima e organizzativo poi di un partito che si batte per il cambiamento, quello vero non di facciata. Guerra di tessere, congressi annullati , lotte all’ultimo voto per accaparrarsi posizioni di forza, chissà poi per quali fini. Per me sono scenari visti in epoche di prima repubblica e in partiti lontani delle tradizioni di sinistra. E stento a credere che coloro che si vogliono definire comunisti si prestino a queste pagliacciate.

Mi si obbietterà, credo, che il momento storico non è più quello, i partiti sono tutti cambiati (!?!!?) e banalità di questo genere...Senza minimamente tenere conto di tutto ciò che la storia ha insegnato, dei compiti di un “Partito”, dell’organizzazione che lo stesso deve assicurarsi per incidere positivamente in una realtà disgregala e problematica come la nostra, dove le risorse finanziarie i mezzi di comunicazione sappiamo da che parte stanno, i politicanti “ufficiali” oggi fanno una cosa, domani non sappiamo.....

Si, forse avete ragione voi: la gente oggi vuole modi diversi di gestire la politica, non ancorati a vecchi schemi e formule. E’ vero, ma un minimo di serietà, per dare l’impressione che si stia cercando di riorganizzare un partito e non un’associazione di dopolavoristi, mi sembra proprio necessario. Altrimenti cresce lo sconforto, la battaglia diventa veramente impossibile ed ogni tentativo di resistenza inutile.

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